Dramma carceri in Italia, l’inferno è Poggioreale: lo conferma il rapporto europeo.


Situazione tragica nel penitenziario napoletano. Lo conferma il rapporto della Commissione Libertà Civili dell’Unione europea, che striglia l’Italia sulle carceri: “Molto deve essere ancora fatto”.

Casa Circondariale Napoli PoggiorealeUna vecchia prigione sovraffollata, con 2.534 detenuti dove potrebbero esserci al massimo 1.400 persone.  ”I detenuti trascorrono 22 ore al giorno nelle loro celle, con “un’ora gratuita al mattino e una al pomeriggio, che spendono in un cortile di dimensioni inadeguate per il gran numero di persone. Alcuni di essi trascorrono 24 ore al giorno nelle loro celle e mai uscire”. Poche docce: 3 ogni 87 detenuti, in un edificio, alcuni non hanno acqua calda e riscaldamento. Nella migliore delle ipotesi, ci si può lavare due volte alla settimana. E poi, “problemi dovuti alla mancanza di luce e ventilazione”.

Manca anche l’aria, a Poggioreale,  secondo il rapporto sulle carceri italiane, che Fanpage.it ha visionato, presentato dopo la missione dei parlamentari della Commissione Libertà Civili dell’Ue in Italia, alla fine di marzo. La missione, guidata dal socialista spagnolo Juan Frenando Lopes Aguilar, ha visitato tra l’altro le carceri di Rebibbia (maschile e femminile), a Roma, e Poggioreale, a Napoli, e la delegazione ha incontrato diverse personalità: il ministro Orlando, il Dap, il senatore Manconi, l’associazione Antigone, il segretario dei Radicali Rita Bernardini, la garante dei detenuti della Campania, il sindacato di polizia penitenziaria, il Csm.

Inferno Poggioreale: la cella zero – Nel carcere di Poggioreale c’è anche la presunta “cella zero”, la cella delle torture sulla quale la magistratura sta indagando dopo l’inchiesta di  Fanpage.it e le denunce di oltre 50 detenuti. Sulla presunta cella zero la Commissione Libertà Civili scrive: “Una stanza vuota dove un certo numero di prigionieri sarebbe stato picchiato dalla polizia penitenziaria. Sulla questione è in corso un’inchiesta a seguito di una serie di denunce da parte dei detenuti per maltrattamenti”. Non c’è solo questo. Un’altra inquietante circostanza è arrivata alla delegazione. E oggi, nel rapporto si legge: “I detenuti sono messi in celle di isolamento per motivi di salute o disciplinari . Un certo numero di reclusi con problemi psichiatrici sono stati trovati a essere detenuti in celle di isolamento”. A Poggioreale, il capitolo suicidi è un altro incubo senza fine: “Suicidi , tentativi di suicidio e atti di autolesionismo sono molto frequenti – scrive la delegazione – Un detenuto ha tentato il suicidio solo un’ora prima che la delegazione visitasse il penitenziario”. Ma la tortura è continua, si instilla nei momenti che scandiscono la giornata. Come il pranzo: “Ci sono solo due cucine per l’intero stabilimento e senza  scatole termiche , quindi la maggior parte dei detenuti riceve cibo freddo”. In totale, per il vitto di un detenuto lo Stato stanzia 3,5 euro: “Di conseguenza  – continua il rapporto – Il cibo è freddo e di qualità molto scadente ; molti detenuti si cucinano su cucinini rudimentali nei bagni”. Se si sta male, ed è facile che in carcere si stia male (come nel caso di Federico Perna, gravemente ammalato e morto nel penitenziario napoletano in circostanze tutte da chiarire, caso che abbiamo sollevato sul nostro giornale), “l’assistenza sanitaria in questa prigione è molto scarsa , anche a causa della mancanza di risorse e ad un grande turnover di detenuti , dal momento che tutti i nuovi detenuti sono sottoposti ad una visita medica . Il sovraffollamento e le condizioni igieniche pessime facilitano la diffusione di malattie. In particolare , i tossicodipendenti non ricevono una terapia appropriata”. Difficili anche le condizioni della polizia penitenziaria e di tutto il personale che vi opera: in dieci anni sono stati ottanta i suicidi tra il personale di polizia penitenziaria.

A conoscere tristemente e a fondo la situazione di Poggioreale è Antigone Campania, tra le realtà che sono state ascoltate dai membri della delegazione: “La relazione ha recepito gran parte dei problemi che da anni solleviamo – afferma Mario Barone, presidente di Antigone Campania e membro dell’Osservatorio sulle condizioni di detenzione in Italia – A Poggioreale si sta in cella 22 ore su 24; gli spazi esterni dedicati ai passeggi sono di dimensioni inadeguate; l’istituto ha una funzione eminentemente “abitativa” (non vi sono, Padiglione per Padiglione, spazi destinati alla socialità); soltanto una minoranza di detenuti può accedere alla doccia in cella; scarsa è la tutela della salute e delle condizioni igieniche”. E nelle conclusioni, “il rapporto invita a migliorare le condizioni di detenzione con particolare riferimento a Poggioreale – continua Barone – Un posto in cui sono particolarmente carenti le attività trattamentali e le opportunità di lavoro”.

L’Italia condannata: davanti a noi solo Serbia e Grecia – In totale, il numero dei detenuti in Italia è di 60.828. Ben oltre la capienza, che secondo le autorità è di 47.857 detenuti, ma secondo diverse organizzazioni (Radicali, Antigone, l’Osservatorio Ristretti Orizzonti) le cose non stanno così, segnala il rapporto: calcolano, infatti, “una capacità di 41.000″. Dopo che l’Italia è stata condannata per aver violato l’articolo 3 (divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali,  i detenuti sono diminuiti, “ma la differenza tra capienza e numero di ristretti resta “significativa”, secondo la delegazione. “L’Italia -scrive il rapporto della delegazione europea – ha il terzo più alto sovraffollamento carcerario, con 147 detenuti per 100 posti disponibili, e viene solo dopo la Serbia e la Grecia”. Abbiamo più delinquenti? Niente affatto: “Questo – precisa il rapporto – nonostante l’Italia abbia un rapporto tra detenuti e popolazione di circa 1, che corrisponde alla media europea”. Il 38 per cento dei detenuti sta scontando una pena inferiore ai 5 anni, il 38 per cento è dietro le sbarre per reati di droga, 29mila stranieri e il record: il 40 per cento è in attesa di giudizio. La percentuale più alta nell’Unione europea.

La Fini – Giovanardi, legge carcerogena – Dopo il giudizio della Corte Costituzionale, “le pene devono essere ri- determinate e molti detenuti condannati per reati connessi alle droghe leggere potrebbero essere rilasciati  – scrive la delegazione guidata da Lopes Aguilar –  Inoltre , condanne future per reati legati alla droga saranno , in media , più brevi; questo contribuirà anche a ridurre il sovraffollamento delle carceri. Tuttavia, gli effetti della presente sentenza per le carceri italiane sono ancora poco chiare e le discussioni sono ancora in corso, in particolare sulla possibilità di rideterminare la pena per i detenuti la cui condanna è diventata definitiva”. In ogni caso, sottolinea il rapporto, l’impatto di questo cambiamento sarà probabilmente molto forte, “dal momento che circa un terzo dei detenuti è recluso per reati legati alla droga”.

Il reato di tortura – Già nel 2012, ricorda il rapporto della Commissione, il Comitato europeo per la prevenzione detta tortura ha esortato l’Italia a introdurre, al più presto, il reato. “Ma tuttora il reato non esiste – si ricorda – nel codice penale italiano e la violenza contro i detenuti è punibile solo come lesioni personali, che non sono perseguite d’ufficio se la prognosi medica non supera i 20 giorni”. E poiché in pochi denunciano e tanta è la paura, “molti atti di tortura restano impuniti”. Il rapporto sulle carceri continua ricordando che il Senato ha approvato un ddl per l’introduzione del reato di tortura, ma striglia l’Italia perché il testo è stato modificato e, se a torturare è un pubblico ufficiale, questo rientra solo tra le aggravanti: “Mentre nella proposta originaria era un elemento costitutivo del reato – si legge  – Per questo motivo il testo modificato è stato fortemente criticato, anche perché non conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ratificata dall’Italia nel 1989″.

Le conclusioni – Nelle conclusioni si “accolgono gli sforzi delle autorità italiane per risolvere il problema del sovraffollamento”, ma “molto deve ancora essere fatto”. Il rapporto esorta ad affrontare con maggiore efficacia anche la questione dei detenuti per droga. Una menzione particolare proprio al carcere di Poggioreale, dove mancano le opportunità di lavoro e le attività.  Inoltre, la Commissione parlamentare “condanna l’uso di violenza contro i detenuti” e si appella alle autorità “perché prendano le necessarie misure” contro tali violenze. Infine, i parlamentari si dicono “preoccupatissimi per l’uso della carcerazione preventiva”.

Gaia Bozzahttp://www.fanpage.it 

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