Giustizia: la presunzione d’innocenza “europea” sempre più vicina


ImmagineLa Commissione affari legali dell’Europarlamento ha approvato all’unanimità la proposta della Commissione europea che prevede la garanzia del rispetto della presunzione d’innocenza per tutti i cittadini comunitari indagati dalle autorità giudiziarie.

In dettaglio Bruxelles prevede che un presunto colpevole non possa subire nessuna decisione ufficiale prima della condanna definitiva, l’onere della prova ricade interamente sulla pubblica accusa qualunque dubbio in merito alla colpevolezza sia a favore dell’indagato o imputato. Inoltre sono garantiti sia il diritto di rimanere in silenzio quando interrogato che quello di essere presente in Aula durante il processo.

La proposta della Commissione fa parte di un pacchetto di misure che comprende anche una direttiva sulle garanzie speciali per i minori indagati o imputati, che assicura loro (vulnerabili a causa della loro età) il diritto di avvalersi di un difensore in tutte le fasi del procedimento.

Si tenta così di tutelare quei minori che decidono di rinunciare a un avvocato difensore, perché esiste il forte rischio che non comprendano le conseguenze di una loro eventuale rinuncia ai diritti di cui godono. Sono anche previste altre garanzie a salvaguardia dei minori, come il diritto di essere tempestivamente informati sui loro diritti, di essere aiutati dai genitori, di non essere interrogati in udienze pubbliche, di essere esaminati da un medico e di essere tenuti separati dai detenuti adulti qualora privati della libertà personale.

Dello stesso pacchetto fa parte una raccomandazione sulle garanzie procedurali per le persone vulnerabili indagate o imputate in un procedimento penale. Obiettivo riconoscere queste persone affette da disabilità fisiche o mentali, per tener conto delle loro speciali esigenze.

Se i cittadini non comprendono il procedimento o le conseguenze di azioni quali la confessione, il procedimento non si può svolgere secondo i principio del “confronto ad armi pari” tra accusa e difesa. Previste per gli indagati vulnerabili garanzie speciali, quali l’obbligo di avvalersi di un difensore, l’assistenza da parte di un terzo idoneo e l’assistenza medica. Prossimo step l’approvazione del pacchetto in plenaria.

di Paolo Bozzacchi

Italia Oggi, 11 aprile 2014

Dramma carceri in Italia, l’inferno è Poggioreale: lo conferma il rapporto europeo.


Situazione tragica nel penitenziario napoletano. Lo conferma il rapporto della Commissione Libertà Civili dell’Unione europea, che striglia l’Italia sulle carceri: “Molto deve essere ancora fatto”.

Casa Circondariale Napoli PoggiorealeUna vecchia prigione sovraffollata, con 2.534 detenuti dove potrebbero esserci al massimo 1.400 persone.  ”I detenuti trascorrono 22 ore al giorno nelle loro celle, con “un’ora gratuita al mattino e una al pomeriggio, che spendono in un cortile di dimensioni inadeguate per il gran numero di persone. Alcuni di essi trascorrono 24 ore al giorno nelle loro celle e mai uscire”. Poche docce: 3 ogni 87 detenuti, in un edificio, alcuni non hanno acqua calda e riscaldamento. Nella migliore delle ipotesi, ci si può lavare due volte alla settimana. E poi, “problemi dovuti alla mancanza di luce e ventilazione”.

Manca anche l’aria, a Poggioreale,  secondo il rapporto sulle carceri italiane, che Fanpage.it ha visionato, presentato dopo la missione dei parlamentari della Commissione Libertà Civili dell’Ue in Italia, alla fine di marzo. La missione, guidata dal socialista spagnolo Juan Frenando Lopes Aguilar, ha visitato tra l’altro le carceri di Rebibbia (maschile e femminile), a Roma, e Poggioreale, a Napoli, e la delegazione ha incontrato diverse personalità: il ministro Orlando, il Dap, il senatore Manconi, l’associazione Antigone, il segretario dei Radicali Rita Bernardini, la garante dei detenuti della Campania, il sindacato di polizia penitenziaria, il Csm.

Inferno Poggioreale: la cella zero – Nel carcere di Poggioreale c’è anche la presunta “cella zero”, la cella delle torture sulla quale la magistratura sta indagando dopo l’inchiesta di  Fanpage.it e le denunce di oltre 50 detenuti. Sulla presunta cella zero la Commissione Libertà Civili scrive: “Una stanza vuota dove un certo numero di prigionieri sarebbe stato picchiato dalla polizia penitenziaria. Sulla questione è in corso un’inchiesta a seguito di una serie di denunce da parte dei detenuti per maltrattamenti”. Non c’è solo questo. Un’altra inquietante circostanza è arrivata alla delegazione. E oggi, nel rapporto si legge: “I detenuti sono messi in celle di isolamento per motivi di salute o disciplinari . Un certo numero di reclusi con problemi psichiatrici sono stati trovati a essere detenuti in celle di isolamento”. A Poggioreale, il capitolo suicidi è un altro incubo senza fine: “Suicidi , tentativi di suicidio e atti di autolesionismo sono molto frequenti – scrive la delegazione – Un detenuto ha tentato il suicidio solo un’ora prima che la delegazione visitasse il penitenziario”. Ma la tortura è continua, si instilla nei momenti che scandiscono la giornata. Come il pranzo: “Ci sono solo due cucine per l’intero stabilimento e senza  scatole termiche , quindi la maggior parte dei detenuti riceve cibo freddo”. In totale, per il vitto di un detenuto lo Stato stanzia 3,5 euro: “Di conseguenza  – continua il rapporto – Il cibo è freddo e di qualità molto scadente ; molti detenuti si cucinano su cucinini rudimentali nei bagni”. Se si sta male, ed è facile che in carcere si stia male (come nel caso di Federico Perna, gravemente ammalato e morto nel penitenziario napoletano in circostanze tutte da chiarire, caso che abbiamo sollevato sul nostro giornale), “l’assistenza sanitaria in questa prigione è molto scarsa , anche a causa della mancanza di risorse e ad un grande turnover di detenuti , dal momento che tutti i nuovi detenuti sono sottoposti ad una visita medica . Il sovraffollamento e le condizioni igieniche pessime facilitano la diffusione di malattie. In particolare , i tossicodipendenti non ricevono una terapia appropriata”. Difficili anche le condizioni della polizia penitenziaria e di tutto il personale che vi opera: in dieci anni sono stati ottanta i suicidi tra il personale di polizia penitenziaria.

A conoscere tristemente e a fondo la situazione di Poggioreale è Antigone Campania, tra le realtà che sono state ascoltate dai membri della delegazione: “La relazione ha recepito gran parte dei problemi che da anni solleviamo – afferma Mario Barone, presidente di Antigone Campania e membro dell’Osservatorio sulle condizioni di detenzione in Italia – A Poggioreale si sta in cella 22 ore su 24; gli spazi esterni dedicati ai passeggi sono di dimensioni inadeguate; l’istituto ha una funzione eminentemente “abitativa” (non vi sono, Padiglione per Padiglione, spazi destinati alla socialità); soltanto una minoranza di detenuti può accedere alla doccia in cella; scarsa è la tutela della salute e delle condizioni igieniche”. E nelle conclusioni, “il rapporto invita a migliorare le condizioni di detenzione con particolare riferimento a Poggioreale – continua Barone – Un posto in cui sono particolarmente carenti le attività trattamentali e le opportunità di lavoro”.

L’Italia condannata: davanti a noi solo Serbia e Grecia – In totale, il numero dei detenuti in Italia è di 60.828. Ben oltre la capienza, che secondo le autorità è di 47.857 detenuti, ma secondo diverse organizzazioni (Radicali, Antigone, l’Osservatorio Ristretti Orizzonti) le cose non stanno così, segnala il rapporto: calcolano, infatti, “una capacità di 41.000″. Dopo che l’Italia è stata condannata per aver violato l’articolo 3 (divieto di tortura e trattamenti inumani o degradanti) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali,  i detenuti sono diminuiti, “ma la differenza tra capienza e numero di ristretti resta “significativa”, secondo la delegazione. “L’Italia -scrive il rapporto della delegazione europea – ha il terzo più alto sovraffollamento carcerario, con 147 detenuti per 100 posti disponibili, e viene solo dopo la Serbia e la Grecia”. Abbiamo più delinquenti? Niente affatto: “Questo – precisa il rapporto – nonostante l’Italia abbia un rapporto tra detenuti e popolazione di circa 1, che corrisponde alla media europea”. Il 38 per cento dei detenuti sta scontando una pena inferiore ai 5 anni, il 38 per cento è dietro le sbarre per reati di droga, 29mila stranieri e il record: il 40 per cento è in attesa di giudizio. La percentuale più alta nell’Unione europea.

La Fini – Giovanardi, legge carcerogena – Dopo il giudizio della Corte Costituzionale, “le pene devono essere ri- determinate e molti detenuti condannati per reati connessi alle droghe leggere potrebbero essere rilasciati  – scrive la delegazione guidata da Lopes Aguilar –  Inoltre , condanne future per reati legati alla droga saranno , in media , più brevi; questo contribuirà anche a ridurre il sovraffollamento delle carceri. Tuttavia, gli effetti della presente sentenza per le carceri italiane sono ancora poco chiare e le discussioni sono ancora in corso, in particolare sulla possibilità di rideterminare la pena per i detenuti la cui condanna è diventata definitiva”. In ogni caso, sottolinea il rapporto, l’impatto di questo cambiamento sarà probabilmente molto forte, “dal momento che circa un terzo dei detenuti è recluso per reati legati alla droga”.

Il reato di tortura – Già nel 2012, ricorda il rapporto della Commissione, il Comitato europeo per la prevenzione detta tortura ha esortato l’Italia a introdurre, al più presto, il reato. “Ma tuttora il reato non esiste – si ricorda – nel codice penale italiano e la violenza contro i detenuti è punibile solo come lesioni personali, che non sono perseguite d’ufficio se la prognosi medica non supera i 20 giorni”. E poiché in pochi denunciano e tanta è la paura, “molti atti di tortura restano impuniti”. Il rapporto sulle carceri continua ricordando che il Senato ha approvato un ddl per l’introduzione del reato di tortura, ma striglia l’Italia perché il testo è stato modificato e, se a torturare è un pubblico ufficiale, questo rientra solo tra le aggravanti: “Mentre nella proposta originaria era un elemento costitutivo del reato – si legge  – Per questo motivo il testo modificato è stato fortemente criticato, anche perché non conforme alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ratificata dall’Italia nel 1989″.

Le conclusioni – Nelle conclusioni si “accolgono gli sforzi delle autorità italiane per risolvere il problema del sovraffollamento”, ma “molto deve ancora essere fatto”. Il rapporto esorta ad affrontare con maggiore efficacia anche la questione dei detenuti per droga. Una menzione particolare proprio al carcere di Poggioreale, dove mancano le opportunità di lavoro e le attività.  Inoltre, la Commissione parlamentare “condanna l’uso di violenza contro i detenuti” e si appella alle autorità “perché prendano le necessarie misure” contro tali violenze. Infine, i parlamentari si dicono “preoccupatissimi per l’uso della carcerazione preventiva”.

Gaia Bozzahttp://www.fanpage.it 

Carceri, i Radicali attaccano il Ministro Orlando e il Dap gli dà ragione


Carcere Regina Coeli Roma

Come accennato, il dibattito in tema di Amnistia e Indulto 2014 ha ripreso vigore dopo le accuse lanciate dai Radicali Italiani al ministro Orlando: “Il Guardasigilli ha affermato, che a fronte di 60.800 detenuti, la capienza regolamentare delle carceri è oggi di circa 50mila posti. Un dato che contraddice le cifre comunicate dal suo predecessore, Annamaria Cancellieri, che, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2014 fissava la capienza a 47.599 posti, aggiungendo tuttavia un particolare già noto agli addetti ai lavori: ‘Il dato subisce una flessione abbastanza rilevante (quantificabile in circa 4.500 posti regolamentari) per il mancato utilizzo di spazi a causa degli ordinari interventi di manutenzione o di ristrutturazione edilizia’. I posti disponibili nelle carceri, insomma, non sarebbero ‘circa 50mila’, bensì, per inagibilità delle strutture, circa 43mila, ben 7mila in meno di quanto dichiarato dal ministro Orlando. A rendere ancor più imbarazzante la posizione del ministero ci ha pensato il capo del Dap (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), Giovanni Tamburino, che in un’intervista ha parlato, anche lui, di 50mila posti regolamentari nelle carceri”.

La nota rilasciata dai Radicali Italiani prosegue parlando di “tentativo di barare” e di “comportamento tendenzioso del ministro”, che piuttosto di prendere in considerazione Amnistia e Indulto 2014 continua a studiare ogni altra misura possibile aggiungiamo noi, dall’opportunità di destinare indennizzi economici ai detenutisino all’eventualità di elargire sconti di pena a raggiera.

“A mettere la parola fine alla diatriba è stato paradossalmente proprio il Dap – conclude il Movimento-  che, in una contraddittoria nota, dopo aver definito le parole di Bernardini diffamatorie, ha di fatto smentito se stesso e il suo titolare, dando ragione ai Radicali. ‘Il numero esatto dei posti detentivi effettivi disponibili è di43.547’, vale a dire – sottolinea la segretaria radicale – 4.762 posti in meno della capienza regolamentare finora pubblicizzata ai quattro venti”.

Al di là di una diatriba il cui commento lasciamo a voi, sono i numeri a certificare uno stato di cose che necessita una profonda inversione di tendenza: gli effetti dello svuota carceri non sono stati quelli voluti, cosa che in combinato all’approssimarsi della scadenza imposta dall’Europa, 28 maggio 2014, porta ad una sola conclusione: se l’Italia vuole evitare di pagare qualcosa come 100 milioni di euro l’anno di multe, deve iniziare a prendere seriamente in considerazione la possibilità di dar corso ad Amnistia e Indulto 2014. 

Massimo Calamuneri – Blasting.news

Diritti umani: Partito Radicale invia memoria a vertici Consiglio d’Europa contro l’Italia


Consiglio d'EuropaIl 10 aprile il Partito Radicale ha inviato ai Presidenti del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa e della Corte europea sui diritti umani, e per conoscenza al Presidente del Consiglio europeo, della Commissione europea e del Parlamento europeo un documento in cui si denuncia la totale mancanza di progresso da parte dell’Italia nel recupero della legalita’ costituzionale e del rispetto dei suoi obblighi internazionali in materia di Stato di Diritto.

La lettera, firmata da Emma Bonino, Marco Pannella e Marco Perduca e’ stata presentata l’11 aprile alla Camera dei Deputati e inviata a tutti gli eurodeputati e parlamentari italiani.

Testo integrale del documento

Roma, 10 aprile 2014

alla cortese urgente attenzione di:

Sebastian Kurz, Ministro per l’Europa, Integrazione e Affari Esteri dell’Austria, Presidente del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa
Thorbjørn Jagland, Segretario-Generale, Consiglio d’Europa
Dean Spielmann, Presidente della Corte Europea dei Diritti Umani

Per conoscenza a:
Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo
Josè Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea
On. Martin Shultz, Presidente del Parlamento Europeo
e a: tutti gli Eurodeputati e Parlamentari italiani

oggetto: il mancato rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia

Signor Presidente:

Le scriviamo per esprimerLe la nostra più sentita preoccupazione per il modo con cui la Repubblica italiana NON stia rispettando i propri obblighi internazionali né la propria legalità costituzionale relativamente all’affermazione dello Stato di Diritto. In particolare, vorremmo attrarre la Sua attenzione sulla mancata adesione e risposta da parte dell’Italia alla “sentenza pilota” adottata dalla Corte di Strasburgo l’8 gennaio 2013, relativa alla sistemica violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, inerente ai trattamenti inumani e degradanti nelle carceri.

Nel corso degli ultimi tre decenni, a nome e per conto del Nonviolent Radical Party, Transnational and Transparty, abbiamo dedicato buona parte delle nostre attività politiche a denunciare il modo con cui l’Italia sia diventata l’opposto di cosa una democrazia dovrebbe essere. Per anni l’Italia è stata, ed è tutt’oggi, in flagrante violazione della sua legalità costituzionale e, quindi, in violazione strutturale dei diritti individuali di chi ci vive. Il nostro paese è diventato una “democrazia reale” nel modo in cui, in un’altra era politica, esistevano paesi di “socialismo reale”. Uno Stato dove le regole non vengono fatte rispettare dalle istituzioni sostituendo la prassi alla norma. Ma ciò che è peggio è che le istituzioni non affrontano alla radice questo problema cruciale.

Quando si tratta di Stato di Diritto, e in particolare di amministrazione della giustizia, l’Italia è denunciata per la violazione sistematica dell’articolo 3 della Convenzione Europea ma anche per quella dell’articolo 6, relativo all’irragionevole durata dei processi. La giustizia giusta in Italia non è garantita e l’unica certezza che il nostro paese offre è quella dell’incertezza dei tempi e dei modi dell’applicazione della Legge.

Abbiamo sempre lodato l’integrità con la quale il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha fermamente denunciato la violazione da parte dell’Italia delle sentenze della Corte di Strasburgo. A più riprese il Suo Comitato ha infatti denunciato l’Italia come il paese che mina il mero concetto dello “Stato di Diritto” nel continente europeo. Condividiamo pienamente i vostri moniti e ci permettiamo di ricordare che là dove vi è strage di diritto seguono stragi di popoli.

Oggi vogliamo cogliere l’opportunità di questa nostra comunicazione per condividere con Lei, e per suo tramite con tutto il Comitato, ulteriori elementi di contesto e informazioni puntuali che riteniamo debbano esser tenuti in considerazione quando il “caso Italia” sarà di nuovo davanti a voi nelle prossime settimane e sicuramente prima del 28 maggio 2014, termine fissato dalla sentenza pilota perché l’Italia si metta in regola coi propri obblighi internazionali.

Piuttosto che adottare i necessari rimedi legali richiesti dalla sentenza Torreggiani, il Governo italiano ha lanciato una campagna internazionale per costruire una realtà che non può, non vuole o non sa governare. Nelle settimane scorse son stati presentati dati e aggiornamenti che da una parte non sono basati su fatti consolidati e dall’altra affrontano le questioni sollevate dalla “sentenza pilota” solo in modo marginale e superficiale.

Riteniamo che per essere all’altezza delle questioni poste dalla Corte di Strasburgo e delle dichiarazioni del Suo Comitato, l’Italia deve adottare una prima riforma strutturale: un’amnistia attraverso la quale l’amministrazione della giustizia possa riprendere il suo cammino democratico interrotto da decenni. Prima di tutto per se stessa. Un’amnistia per la Repubblica prima ancora che un’amnistia e indulto per le decine di migliaia di persone che soffrono trattamenti inumani e degradanti nei 205 istituti penitenziari del nostro paese e per i milioni di cittadini colpiti, sia nel penale che nel civile, da una giustizia irragionevolmente ritardata.

Signor Presidente,

Il 23 settembre 2013, il Nonviolent Radical Party, Transnational and Transparty e il Comitato Radicale per la Giustizia Pietro Calamandrei hanno inviato una diffida formale a 675 soggetti istituzionali responsabili per l’esecuzione delle sentenze di condanna e le ordinanze relative alle misure cautelari. Quel documento, inviato per opportuna e debita conoscenza anche a Nils Muižnieks, Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, chiede che prima dell’esecuzione della pena venga verificata la disponibilità di posti a norma di legge nei vari penitenziari italiani e che, in caso contrario, non venga dato seguito all’attuazione di una pena illegale. Secondo le informazioni in nostro possesso nessuno dei soggetti interessati dalla diffida ha ritenuto di agire di conseguenza.

Nel suo messaggio al Parlamento dell’8 ottobre 2013 – il primo e unico dei suoi due mandati – il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto richiamare la sentenza della Corte Costituzionale (n. 210 del 2013) con la quale essa ha stabilito che, in caso di pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo che accertano la violazione da parte di uno Stato delle norme della Convenzione, “è fatto obbligo per i poteri dello Stato, ciascuno nel rigoroso rispetto delle proprie attribuzioni, di adoperarsi affinché gli effetti normativi lesivi della Convenzione cessino”.

Ed è stato lo stesso Presidente della Repubblica che, dopo aver elencato tutta una serie di provvedimenti in tema di de-carcerizzazione e depenalizzazione, ad ammonire nel suo messaggio che“tutti i citati interventi – certamente condivisibili e di cui ritengo auspicabile la rapida definizione – appaiono parziali, in quanto inciderebbero verosimilmente pro futuro e non consentirebbero di raggiungere nei tempi dovuti il traguardo tassativamente prescritto dalla Corte europea. Ritengo perciò necessario intervenire nell’immediato con il ricorso a “rimedi straordinari”.”

E’ dunque il Presidente Napolitano a indicare Amnistia e Indulto non solo per interrompere – senza perdere un solo giorno – i trattamenti inumani e degradanti nelle nostre carceri, ma anche per accelerare i tempi della Giustizia perché anche sulla giustizia “ritardata” (che è giustizia negata) abbiamo un fardello ultratrentennale di condanne europee per violazione dell’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti Umani riguardante l’”irragionevole durata dei processi”.

A sette mesi dal messaggio del Presidente Napolitano, solo la Camera dei Deputati ha ritenuto di convocare una sessione di dibattito sulle questioni inerenti all’intervento presidenziale. Purtroppo la seduta di tre ore ha discusso di un documento preparato dalla Presidente della Commissione Giustizia della Camera e non del messaggio del Presidente. Nessuna decisione relativa a riforme strutturali è stata adottata al termine della discussione.

Tutti i provvedimenti approvati in via definitiva fino a questo momento hanno una scarsa incidenza sul sovraffollamento carcerario. L’ultimo, quello che porta il titolo “Delega al Governo in materia di depenalizzazione, sospensione del procedimento con messa alla prova, pene detentive non carcerarie, nonché sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili” prevede per l’accesso alle misure alternative pene edittali così basse che nessuno in Italia finisce in carcere per quel tipo di delitti.

Allo stesso tempo la Commissione giustizia della Camera alta ha registrato la presentazione di almeno tre differenti proposte di legge relative all’amnistia e all’indulto. All’inizio degli anni Novanta, a seguito dell’adozione dell’ultima legge sull’amnistia, il Parlamento ha modificato la Costituzione in materia richiedendo una maggioranza di due terzi perché un’amnistia possa esser introdotta. Paradossalmente nel nostro Paese si può abrogare tutto il Codice Penale con un voto a maggioranza semplice, mentre per introdurre una misura clemenza occorre la stessa maggioranza che occorre per modificare la Costituzione. La Commissione giustizia del Senato non ha reso noto quale sarà l’iter parlamentare dei progetti di leggi illustrati.

Prima della formazione del Governo Renzi, che non ha confermato la Ministra della Giustizia, la responsabile di quel dicastero Anna Maria Cancellieri aveva sollevato in più contesti il problema drammatico dell’amministrazione della giustizia. In particolare il 24 gennaio 2013, nel suo discorso alla Camera dei Deputati sullo stato della giustizia in Italia, la Ministra aveva affrontato la famigerata questione della capienza regolamentare delle carceri italiane. Nel suo intervento la Cancellieri aveva affermato chiaramente che alla fine del 2013 la capienza legale degli istituti penitenziari italiani era di 47.599 posti; allo stesso tempo aveva dichiarato che da quella cifra avrebbero dovuto esser tolti circa 4500 posti per via di lavori di ordinaria o straordinaria amministrazione in diversi edifici.

Era la prima volta che un Ministro della giustizia ammetteva ufficialmente la nuova capienza regolamentare, una cifra, quella dei 47.500 posti solitamente dichiarati, da cui occorre sottrarne quasi 5000. In quell’occasione la Ministro annunciò anche che nel quadro del “piano carceri” 12.324 nuovi posti sarebbero stati realizzati e che di questi 5.012 erano già a disposizione senza però specificare se in effetti questi siano già utilizzati. Occorre ricordare che altrove nel suo intervento la Cancellieri aveva anche lamentato la strutturale mancanza del personale di polizia penitenziaria, una mancanza che non consente l’apertura di nuove carceri.

I numeri presentati dalla Ministra erano stati calcolati alla data del 4 dicembre 2013, data in cui “64.056 era il numero totale dei ristretti, dei quali 11.880 in attesa di primo giudizio, 12.049 senza una sentenza definitiva e 38.828 condannati definitivamente; 1189 gli internati. Gli uomini erano 61.266, le donne 2.790. I cittadini italiani erano 41.641 i non italiani 22.415”. Alla fine di marzo le persone ristrette in Italia erano 60.197.

Altrove la Ministra Cancellieri aveva dichiarato pubblicamente che ci sono oltre 3,5 milioni di procedimenti penali in corso in Italia e che la loro durata media è di ben oltre i cinque anni – in patente contrasto con l’articolo 6 della Convenzione europea relativa al giusto processo. A questi vanno aggiunti oltre 1,8 milioni di procedimenti aperti contro persone irreperibili.

A metà marzo del corrente anno, l’On Andrea Orlando, il nuovo Ministro della giustizia, ha effettuato una missione a Strasburgo per rassicurare il Consiglio d’Europa sui progressi normativi in risposta alla sentenza Torreggiani. Le sue comunicazioni sono state di tono completamente differente di quelle del suo predecessore; infatti il Ministro Orlando ha offerto dati molto parziali e non corroborati da numeri consolidati né tantomeno supportati da un’analisi generale del contesto attuale che, tra le altre cose, includesse anche il numero di agenti di polizia penitenziaria necessari all’inaugurazione dei nuovi posti annunciati col “piano carceri”. Il Ministro ha sviluppato i suoi interventi attorno a un catalogo di desideri piuttosto che annunciare le riforme strutturali richieste dalla “sentenza pilota”.

Alla fine di marzo 2014, un paio di giorni dopo la visita del Ministro Orlando a Strasburgo, una delegazione del Parlamento europeo si è recata in Italia per visitare due carceri: Rebibbia a Roma e Poggio Reale a Napoli. Il gruppo era guidato dall’On. Juan Fernando Lòpez Aguilar, Presidente del Comitato sulle libertà civili del PE, l’On. Frank Engel e l’On Kinga Göncz, accompagnati dai colleghi italiani Salvatore Iacolino, Roberta Angelilli e Salvatore Caronna. A conclusione della loro visita gli eurodeputati hanno rilasciato dichiarazioni di condanna  molto grave delle condizioni generali delle carceri visitate denunciando la mancanza di rispetto degli obblighi internazionali da parte dell’Italia.

Il 2 aprile 2014, a seguito di una richiesta pubblica della nostra compagna ex Parlamentare Rita Bernardini, segretario di Radicali Italiani, il DAP ha affermato pubblicamente che a quella data la capienza legale delle 205 carceri italiane doveva esser ricalcolata a 43.547 posti – 90,14% di quanto ufficialmente affermato in passato – e che quei numeri dovevano comunque esser considerati “fluttuanti” per motivi legati all’ordinaria e straordinaria manutenzione delle strutture detentive.

A nostro avvisto, tale dichiarazione conferma l’impossibilità fisiologica del DAP, e quindi del Ministero, di poter avere un’idea chiara di quale sia la capienza regolamentare dell’intero sistema penitenziario italiano oltre che, naturalmente, una clamorosa smentita di quanto affermato in precedenza dal Dipartimento stesso.

In aggiunta alle varie censure internazionali, l’11 marzo scorso, l’Italia ne ha dovuto subire anche una bilaterale. Infatti è di quella data la decisione delle Royal Courts of Justice di Londra che hanno adottato una sentenza che ha negato la richiesta d’estradizione verso l’Italia del signor Hayle Abdi Badre, un cittadino somalo, avanzata dal Tribunale di Firenze.

Nel paragrafo finale della decisione Lord Justice McComb scrive:

“Nel concedere l’appello per i motivi summenzionati, trovo che sia importante affermare che, a mio giudizio, ciò non vuol dire che, nel periodo in cui l’Italia cerca di risolvere il suo problema sistematico sulle prigioni identificato dalla Corte europea, non possa esser consentita l’estradizione di individui dal Regno unito [verso quel paese]. Per affrontare le conseguenze della [sentenza] Torreggiani, uno si aspetterebbe però un’assicurazione che (per es.) un individuo, se estradato in Italia, sarebbe ristretto in un determinato carcere con un’indicazione delle condizioni di quell’istituto e del perché non sia da includere nelle critiche rivolte alle altre carceri italiane. Però, per i motivi su esposti, le assicurazioni fornite in questo caso sono insufficienti a persuadermi che, se l’appellante dovesse esser estradato verso l’Italia, egli non sarebbe a rischio di esser esposto alle condizioni che violano i suoi diritti come prescritto dall’articolo 3 [dalla Convenzione europea].”

In meno di una settimana la sentenza Badre ha funto da precedente per una decisione simile adottata il 17 marzo 2014 dal giudice Howard Riddle, Senior District Judge (Chief Magistrate) delle Westminster Magistrates’ Court nel caso “The Court of Appeal, Palermo, Italy v. Domenico Rancadore” che ha negato l’estradizione del boss mafioso verso l’Italia per gli stessi motivi. Una decisione simile è stata adottata recentemente anche in Svizzera.

Mentre i Tribunali britannici e svizzeri hanno respinto le richieste di estradizione verso il nostro paese sulla base dei trattamenti inumani e degradanti delle carceri italiane, l’ordinamento giudiziario del nostro paese continua a eseguire e amministrare pene e sentenze, o misure custodiali, che sono da ritenersi tecnicamente illegali perché erogate in piena conoscenza dei trattamenti inumani e degradanti che aspettano coloro che verranno ristretti nelle carceri italiane. Tutte queste decisioni sono adottate contro la diffida del Partito Radicale della fine del settembre scorso.

Nelle prossime settimane tanto la Corte europea sui diritti umani che la Corte Internazionale di giustizia avranno davanti a loro denunce contro l’Italia relative all’ambiente e ai diritti lavorativi. Queste probabili nuove sentenze si vanno ad aggiungere alle oltre 100 infrazioni con l’Unione europea per i motivi più vari . Nel 2013, l’Italia ha subito il più alto numero di multe di tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa.

In conclusione, Signor Presidente, per quanto esposto più sopra, possiamo affermare senza timore di smentita che in Italia la situazione relativa alla violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea non sia materialmente cambiata. A oggi, per il prossimo futuro, non esistono prospettive realistiche che essa possa modificarsi in alcun modo e sicuramente non entro il termine del 28 maggio 2014 fissato dalla sentenza Torreggiani. Nel frattempo, dobbiamo registrare che negli ultimi giorni sono morte nelle carceri italiane altre due persone, ambedue trentasettenni, una nel Carcere di Civitavecchia e l’altra nel carcere Pagliarelli di Palermo. Salgono così a 39 le persone detenute morte nei primi 4 mesi del 2014, tra queste, ben 11 sono stati i suicidi.

Signor Presidente,

Negli anni, solo il Nonviolent Radical Party, Transnational and Transparty si è assunto la responsabilità di segnalare il “caso Italia” a livello internazionale attivando tutti i meccanismi a disposizione di individui e associazioni per denunciare le flagranti condotte criminali della Repubblica italiana. Dalla Corte Costituzionale ai tribunali locali ai TAR; dalla Corte di Strasburgo al Consiglio e Commissione Onu sui diritti umani; dalle Assemblee parlamentari dell’OSCE e del Consiglio d’Europa al Parlamento Europeo abbiamo presentato decine e decine di documenti legali e politici per sollevare il problema di legalità costituzionale dell’Italia. Sfortunatamente, a oggi, l’Italia non ha cambiato il proprio comportamento di “delinquente professionale”.

In questi giorni stiamo portato avanti un satyagraha, l’ennesimo, affinché questa incredibile realtà emerga in tutti i fori possibili e perché possa esser studiata in tutti i suoi aspetti drammatici e tragici nonché nelle sue ripercussioni nazionali e internazionali. Rita Bernardini è in sciopero della fame dal 27 febbraio scorso per accompagnare questa mobilitazione e nell’ultimo mese oltre 1500 persone si sono unite alla sua azione nonviolenta. Alla data in cui Le inviamo questa lettera né il Governo né il Parlamento italiano, né tantomeno i media del nostro paese, hanno preso in considerazione questo satyagraha. Tutto ciò che attiene alla giustizia, alla legalità costituzionale e alle condizioni detentive continua a esser espulso dal dibattito pubblico.

A questo proposito Le annunciamo sin d’ora, signor Presidente, che non mancheremo di tenerLa informata sulla situazione relativa alla violazione del diritto alla conoscenza dei cittadini in Italia, materia che richiede una trattazione dettagliata e approfondita che sicuramente può far emergere ulteriori motivi di preoccupazione dell’organo che Lei presiede.

Signor Presidente,

Riteniamo che i risultati di ciò che dovrebbe esser tecnicamente considerata una condotta criminale sono evidenti e che sia arrivato il tempo per le istituzioni sovrannazionali che devono monitorare e sanzionare le violazioni dello Stato di Diritto internazionale di prendere delle iniziative strutturali contro l’Italia per ristabilire un minimo di legalità costituzionale e non condannare chi vive sul territorio italiano a soffrire una così persistente e pervasiva violazione dei propri diritti individuali.

Certi che il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa da Lei guidato continuerà nella sua opera diretta all’affermazione  e al rispetto degli obbligo internazionali dei suoi Stati membri, e grati del tempo e della considerazione che Ella ha voluto riservarci, riteniamo utile condividere infine ulteriori informazioni di contesto inerenti allo stato dell’arte del generale rispetto dei dritti umani in Italia. A questo indirizzo potrà trovare le osservazioni inviate dal Partito Radicale all’ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu in vista della Revisione periodica universale che il nostro paese dovrà subire alle Nazioni unite di Ginevra a ottobre prossimo. Siamo certi che potranno offrire ulteriori elementi di riflessione su come ormai l’Italia si sia distaccata da un sistema basato sullo Stato di Diritto.

Emma Bonino, Marco Pannella, Marco Perduca

11 Aprile 2014 – http://www.radicalparty.org

Carceri, Rossodivita (Radicali) : La Giustizia italiana è ingiusta !


justice is served

Dopo la condanna dei giudici di Strasburgo con la «sentenza Torreggiani» – ai quali occorrerà fornire risposte entro il prossimo 28 maggio – arriva anche quella dei parlamentari europei giunti in Italia per vedere con i loro occhi le condizioni delle nostre carceri. Peggio di noi solo Serbia e Grecia, scrivono nel rapporto i membri della Commissione Libertà Civili preoccupatissimi, come i giudici di Strasburgo, per l’abuso della detenzione preventiva, che è patologia del processo penale nostrano. Nei fatti è una vera e propria pena anticipata in assenza di condanna, la custodia cautelare in Italia, che pesa circa il 40% delle presenze in carcere. La metà di questo 40% sarà poi assolto, dicono le statistiche del Ministero della Giustizia e le decine di milioni di euro per risarcire le migliaia di ingiuste detenzioni sono prelevate dalle nostre tasse, giammai dalle tasche dei giudici che sbagliano con così tanta preoccupante frequenza. In realtà il carcere disumano e degradante italiano non è altro che il dietro le quinte di uno spettacolo quotidiano osceno: quello dello sfascio del sistema giustizia. Oggi sarà decisa la sorte di Berlusconi, affidamento ai servizi sociali o detenzione domiciliare, condannato eccellente che per vent’anni ha parlato di riforma della giustizia senza però mai muovere un dito.

Avv. Giuseppe Rossodivita, Radicali Italiani

10 Aprile 2014 – http://www.iltempo.it 

Carceri. Perché il Dap se la prende con Antigone? «Hanno paura che la verità arrivi in Europa?»


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Il governo di Matteo Renzi ha tempo fino al 28 maggio prossimo per  convincere la Cedu di aver cambiato rotta. Le carceri italiane sono un’emergenza esplosiva che il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, si è ritrovato sul tavolo. E che va affrontata subito, per evitare multe dalla Corte di Strasburgo. Nel frattempo, la tensione sale. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha inviato una circolare ai direttori delle carceri perché non forniscano più dati e informazioni sugli istituti penitenziari all’Associazione Antigone. «Onde evitare – scrive il Dap – incoerenze pregiudizievoli all’immagine esterna dell’Amministrazione».
Antigone è un’associazione di volontariato attiva nelle carceri da quasi trent’anni, lavora per renderle più umane, annovera parlamentari e giuristi tra i suoi aderenti ed è interlocutore di governi ed enti locali. Le visite degli osservatori di Antigone negli istituti penitenziari italiani sono autorizzate dal ministero della Giustizia e il frutto di questo lavoro di monitoraggio viene riassunto in un rapporto.
«Dal 1998 – spiega il presidente, Patrizio Gonnella, in una lettera al Dap – l’associazione è autorizzata a svolgere attività di osservazione e, salvo una brevissima parentesi ai tempi del ministero guidato da Roberto Castelli, abbiamo sempre potuto svolgere serenamente le nostre visite e raccogliere informazioni dai direttori. Questa nota ci pare un pericoloso passo indietro».

INFORMAZIONE E DATI. Nella circolare del Dap, datata 25 marzo, «si ritiene opportuno che le richieste di dati e informazioni sugli istituti penitenziari italiani presentate dall’associazione “Antigone” siano indirizzate direttamente a questo Dipartimento, il quale provvederà a valutarle secondo le linee di massima trasparenza alle quali si ispira». Il problema è che doversi rivolgere non più ai direttori ma all’amministrazione centrale, secondo il presidente di Antigone, «ritarda l’assunzione di informazioni di rilevanza pubblica». Inoltre così facendo il Dap «dà l’impressione che si sia qualcosa da nascondere o un’assenza di fiducia rispetto alle direzioni periferiche».
Di fatto rischia di venire ridotta l’opportunità di informare correttamente l’opinione pubblica intorno alle condizioni di vita nelle carceri che dipendono molto dal tasso di affollamento, dalle presenze, dai posti letto disponibili. Gonnella infine chiarisce come Antigone non chieda dati e informazioni sensibili o che riguardano la sicurezza penitenziaria: «Siamo interessati solo a dati che ci consentono di informare correttamente l’opinione pubblica sui temi che ineriscono il mandato costituzionale della pena. L’immagine esterna dell’Amministrazione è meglio tutelata da un rapporto trasparente con le organizzazioni non governative».

LE CONDIZIONI DEI CARCERATI. La polemica sulle cifre ufficiali si inasprisce in giorni particolarmente complicati. Il 28 maggio l’Italia dovrà rendere conto all’Europa dello stato delle carceri e rischia una multa miliardaria. Il ministro della Giustizia è volato a Strasburgo per convincere i giudici della Cedu che l’Italia rispetterà la scadenza. Il 26 e 28 marzo scorsi una delegazione della Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni del Parlamento Europeo è stata in Italia per verificare i progressi del nostro Paese in merito alla condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel caso Torreggiani.
La missione, guidata dal socialista spagnolo Juan Frenando Lopes Aguilar, ha visitato, tra l’altro, le carceri di Rebibbia, a Roma, e Poggioreale, a Napoli. Nel report realizzato a margine delle verifiche emergono una serie di rilievi e suggerimenti mossi all’Italia, in particolare per quanto riguarda custodia cautelare, pene alternative, garante dei detenuti, pene dei condannati per droga dopo l’abolizione della Fini-Giovanardi, reato di tortura. L’Italia, si legge nel rapporto, ha un alto tasso di sovraffollamento carcerario, con 147 detenuti per 100 posti disponibili, e viene solo dopo la Serbia e la Grecia. Il 40 per cento è in attesa di giudizio. La percentuale più alta nell’Unione europea.

BERNARDINI: «SONO STUPITA». La delegazione europea aveva incontrato diverse personalità: dal ministro Orlando al direttore del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Giovanni Tamburino, passando per il sindacato di polizia penitenziaria, il Csm, e la stessa associazione Antigone.
C’era anche il segretario dei Radicali, Rita Bernardini, che sui numeri forniti all’Europa è molto critica: «I posti effettivamente agibili nei 206 istituti penitenziari italiani non sono 49.000, come sostiene Orlando, ma molte migliaia di meno, perché ai 49.000 occorre sottrarre le sezioni inagibili, quelle in ristrutturazione, e quelle non utilizzate per carenza di personale», spiega a tempi.it. «Le cifre sono importanti, perché non si tratta di numeri, ma di persone. Del resto che le cifre diffuse dal Dap fossero erronee le aveva confermato lo scorso ottobre anche il ministro Cancellieri, con onestà intellettuale. Lo aveva precisato con chiarezza, convenendo con quanto denunciato dall’Associazione Antigone». E ora cos’è cambiato? «Smascherati sui dati farlocchi sulle capienze regolamentari, ora se la prendono con Antigone. Sono stupita: ho sempre collaborato col Dap, sono riusciti a intervenire su numerosi casi di persone che subivano maltrattamenti, che non venivano curati adeguatamente, o che vivevano lontano dalla famiglia. Ora l’atteggiamento è cambiato. La mia impressione è che stiano stringendo le possibilità di controllo democratico di quello che avviene negli istituti penitenziari. Forse perché hanno paura che la verità arrivi in Europa?».

Chiara Sirianni, 11 Aprile 2014

http://www.tempi.it

Giustizia: “torture e carceri sovraffollate”, il Parlamento Europeo ri-condanna l’Italia


Parlamento Europeo

Le carceri italiane sono le più sovraffollate del vecchio continente, con l’eccezione solo di Grecia e Serbia. In attesa disperata di interventi dì ristrutturazione e con pochi spazi per poter socializzare.

Strapiene di tossicodipendenti, di stranieri e di detenuti in attesa di giudizio, vittime della carcerazione preventiva. Spesso con servizi igienici, sanitari e dì ristorazione insufficienti, vetusti e inadeguati. Per non parlare dei sospetti sull’esistenza di vere e proprie “stanze della tortura”, teatro di pestaggi dei detenuti.

E il quadro tragico dei penitenziari italiani tracciato da tre membri della Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni del Parlamento Ue guidati dal socialista Juan Fernando Lopez Aguilar, che il 26 e il 28 marzo scorsi hanno visitato due sezioni della prigione romana di Rebìbbia e Poggioreale, a Napoli. Lo scopo della delegazione era capire come procedevano gli interventi del nostro Paese per alleviare la situazione e suggerire rimedi. I risultati del “tour” dì Aguilar e dei suoi compagni Frank Engel e Kinga Goncz sono stati desolanti.

Sovraffollamento

Intanto per il divario enorme fra la capienza nelle 206 strutture esistenti e il numero di “ristretti”. In base al rapporto del terzetto europeo, che si basa su dati delle “autorità” tricolori, in Italia ci sarebbero 60.828 galeotti contro una disponibilità di 47.857 posti, con un’eccedenza di 12.971 carcerati. “Questo numero, comunque – si legge nel documento – è contestato da alcune organizzazioni, che calcolano la capienza totale in 41.000 unità”. Nel 2001, il Consiglio europeo sulle statistiche penali stabilì che il nostro Paese era terzo nella “classifica” del sovraffollamento, con 147 detenuti su 100 posti disponibili.

“Questo – scrivono ancora i tre – malgrado il fatto che l’Italia ha una media di un prigioniero ogni mille abitanti, che corrisponde a quella europea”. E ancora: “Circa il 38 per cento delle persone sono detenute per crimini collegati alla droga (con un alto numero di tossicodipendenti fra loro) e 29.000 sono stranieri, soprattutto romeni, marocchini, albanesi e tunisini. E il numero di persone in attesa di una condanna definitiva sono circa il 40 per cento del totale, e questa è la percentuale più alta in Europa”.

Droga e piani carcere

Il documento passa, quindi, in rassegna i tentativi italiani dì uscire dall’emergenza, esaminando le novità sulle pene per droga, l’abolizione del reato di clandestinità, la possibilità di amnistie o indulti e i vari “piani carcere”. Il primo del 2010, modificato nel gennaio 2012 e nuovamente modificato nel luglio 2013. Obiettivo: “Raggiungere il numero complessivo di 50 mila posti alla fine del maggio 2014”.

I delegati ricordano, poi, che il 25 febbraio la Consulta ha dichiarato incostituzionale la “Fini-Giovanardi”, che nel 2006 aveva eliminato la differenza fra sostanze stupefacenti leggere e pesanti. “Come conseguenza – osservano i tre – le sentenze dovrebbero essere rideterminate e molti detenuti incarcerati per reati di droga dovrebbero essere rilasciati”, il che contribuirebbe a ridurre il sovraffollamento. Ma “la discussione è ancora in corso” e non si sa ancora come andrà a finire.

Rebibbia

A Rebibbia la delegazione ha visitato il Nuovo Complesso, che ha una capienza di 1.200 posti e ospita 1.700 detenuti, 1.057 italiani e 644 stranieri (249 comunitari). Il 60% sono condannali in via definitiva. I problemi principali sono “la mancanza di spazi dedicati alle attività di socializzazione, il bisogno di ristrutturazione e manutenzione di alcune aree e quello di un numero maggiore di impiegati, oltre alla necessità di migliorare l’assistenza sanitaria”.

Nella Casa Circondariale Rebibbia Femminile, che accoglie 385 carcerate pur potendone ospitare circa 240, i “problemi principali sono il sovraffollamento, l’assistenza sanitaria e la presenza di bambini molto piccoli all’in-terno della prigione (ce ne sono 13 e sono sotto i tre anni – ndr)”.

Poggioreale

A Poggioreale, costruito nel lontano 1908, i tre parlamentari Ue si sono messi le mani nei capelli. I detenuti sono 2.354 contro una capacità dì appena 1.400. E 800 sono in carcerazione preventiva. Nel penitenziario napoletano c’erano soltanto due cucine (con i detenuti costretti a mangiare cibi freddi), poche possibilità di lavorare o di svolgere attività sociali, assistenza sanitaria “very poor”, “condizioni igieniche che facilitano la diffusione di malattie”, agenti di custodia insufficienti e, in un edificio, tre docce per 87 prigionieri. I delegati avrebbero appreso anche dell’esistenza di una “cella zero” dove i detenuti verrebbero picchiati dai poliziotti penitenziari.

Renzi bacchettato

Aguilar e i suoi propongono soluzioni e bacchettano Renzi: “La situazione penitenziaria in Italia è un problema che non è mai stato considerato come priorità politica e finanziaria e sembra non esserci alcun cambiamento – ha detto il deputato socialista. Che il nuovo governo faccia un passo avanti affinché la situazione sia all’altezza della civiltà giuridica e del prestigio del Paese che è tra i fondatori dell’Europa”.

di Maurizio Gallo

Il Tempo, 10 aprile 2014