Le Camere Penali: su riforma della custodia cautelare la Politica non si faccia condizionare dai Pm


AvvocatiSulla nuova custodia cautelare converge, da qualche giorno, il fuoco di fila di diversi magistrati di punta: tutti pubblici ministeri. Viene il sospetto che a stargli a cuore non sia tanto la pena che il giudice sentenzierà all’esito del processo, quanto piuttosto quella che i p.m. possono infliggere in via anticipata con le loro richieste. Il fenomeno dell’abuso della custodia cautelare è oramai riconosciuto finanche dai più alti vertici della magistratura. I rappresentati del nuovo corso politico dovranno prenderne atto e non cedere ai diktat delle procure, mosse dall’istinto di conservare il potere di arrestare.

Si succedono in questi ultimi giorni prese di posizione provenienti da esponenti della magistratura contro il progetto di legge che intende riportare all’interno del dettato costituzionale l’istituto della custodia cautelare, mettendo un freno alla distorsione – ormai ammessa esplicitamente anche dai più alti vertici della magistratura – dell’utilizzo della medesima come incostituzionale anticipazione di pena.

Sia il Procuratore di Roma Pignatone, che il Dottor Cantone, neo Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, che il Segretario dell’Anm Carbone, hanno infatti ammonito sul pericolo che si correrebbe se la normativa, così come approvata in Senato diventasse legge. Secondo questa opinione ciò “impedirebbe” di applicare la custodia cautelare in carcere anche a soggetti che, secondo la valutazione del giudice sarebbero destinati ad usufruire dei benefici dell’ordinamento penitenziario al momento della esecuzione e dunque non dovrebbero mai scontare la pena detentiva all’esito del giudizio.

Come è facile intuire, al di là della evidente pressione che in tal guisa si sta esercitando sul Parlamento, l’esempio in discussione è proprio quello che dimostra che una parte della magistratura utilizzi la custodia cautelare per fini ben diversi rispetto a quelli previsti dal codice. Dolersi, infatti, di non poter privare della libertà nel corso delle indagini imputati che non sono destinati, secondo una valutazione ancorata a rigorosi presupposti legislativi, ad entrare in carcere per scontare la pena definitiva, significa proprio che si vuole privare della libertà dei cittadini in forza di valutazioni di carattere metagiuridico e che addirittura si vuole andare al di là dell’incostituzionale uso anticipatorio della pena oggi dilagante.

Significa, in altre parole, che si pretende di avere mano libera di sbattere in carcere gli imputati anche nel caso in cui questo non avverrà mai all’esito della irrogazione definitiva della pena. In buona sostanza ci si duole del fatto che, se la legge passasse si comprimerebbe un po’ di quell’enorme potere che la distorta applicazione delle norme ha fin qui conferito alla magistratura. Una previsione che, se si avverasse, sarebbe il miglior risultato che la legge potrebbe raggiungere. Ora sta al Parlamento decidere.

Un Parlamento che dovrebbe essere ben consapevole che l’uso distorto della custodia cautelare è un problema gravissimo e che esso viene utilizzato come arma di pressione capace di condizionare il comportamento processuale degli imputati. Ed allora la politica deve dimostrare, al di là dei proclami, di essere in grado di operare le proprie scelte senza farsi condizionare dalle levate di scudi dei procuratori della Repubblica, se non altro perché questo trito copione, seguito tanto nella prima che nella seconda Repubblica con monotona ripetitività, ha lasciato sul campo il principio di separazione dei poteri, non meno che la presunzione di innocenza e la inviolabilità della libertà personale.

Sia detto con chiarezza: questa vicenda è una vera e propria cartina di tornasole sulla quale il Governo e le forze politiche di maggioranza sono chiamate a dimostrare una reale inversione di tendenza, altrimenti non rimarrà che concludere che di fronte agli ammonimenti delle Procure la nuova politica si lascia intimidire esattamente come la vecchia.

Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI) 

http://www.camerepenali.it, 8 aprile 2014

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