Napoli: le celle di Poggioreale teatro di episodi di maltrattamento, malasanità, abbandono


Radicali Carcere Poggioreale NapoliDuemila e cento detenuti a oggi, a fronte di una capienza di 1.500. Presenza media 2.800, punta massima raggiunta nel settembre 2013 con 2.900 detenuti. Praticamente quasi il doppio del previsto. Tanto da diventare dodici in una cella per sei. Di questi almeno mille “definitivi”, che dunque non dovrebbero essere in quel carcere.

Poggioreale inferno a Napoli, ma anche frequente passerella di massime autorità che spesso sollevano il problema sovraffollamento nelle celle. E ancora: teatro di episodi di maltrattamento, malasanità, abbandono. Un carcere dove vengono gestiti in media ben 115mila colloqui tra detenuti e familiari all’anno. È una città.

Ma una città senza servizi per i suoi pur costretti cittadini. Basta un dato dell’osservatorio Antigone: su dodici padiglioni solo tre hanno le docce in cella, un quarto le ha solo per metà. Basta questo, per avvertire il disagio di chi ci vive. C’è una sola cucina in tutto il carcere. Di contro, il super lavoro della polizia penitenziaria. 730 agenti in servizio a fronte di una pianta organica che ne prevede 946.

Cifre che supportano l’allarme “sovraffollamento”, causato in buona parte dai tanti casi di custodia cautelare preventiva, di fatto pene scontate prima della condanna che magari non arriverà. Tema ricorrente, sollevato periodicamente dalle proteste dei detenuti che si affidano al fracasso delle “battiture”, le stoviglie battute contro le sbarre. Perché costretti a convivere fino a dodici in una cella. È il carcere più affollato d’Italia, richiama più volte la preoccupata attenzione del presidente della Repubblica. Napolitano viene più di una volta a Napoli. “Non è giustizia – dirà ai detenuti durante la visita del 2013 – essere costretti a scontare la pena nel modo in cui molti di voi sono costretti a scontarla”.

Invia un messaggio alle Camere, chiede l’indulto. Nulla succede. Fino alla condanna nero su bianco del Consiglio d’Europa, che arriva a un mese di distanza della visita dell’europarlamentare Juan Fernando Lopez Aguilar, capo delegazione della Commissione Libertà civili, Giustizia e Affari istituzionali del Parlamento Europeo. “Solo la Serbia è peggio dell’Italia per sovraffollamento delle carceri in Europa”, si legge ora nel rapporto europeo.

Certo su quel giudizio devono aver influito molto le cifre di Poggioreale, se questo è il carcere più affollato d’Italia. I suoi numeri hanno alzato la media italiana. Poggioreale che è fonte di polemiche anche su altri fronti. Ad esempio le inchieste della magistratura in seguito a denunce di ex detenuti (settanta in un primo fascicolo, cinquanta in un secondo). È il caso della “Cella zero”. È una fantomatica cella dove verrebbero portati i detenuti per essere pestati a sangue da una “squadretta” di agenti penitenziari.

penitenziaria poggiorealeViene aperta un inchiesta in Procura, mentre il sindacato Uil-Pa Penitenziari spiega che invece si tratta di una cosiddetta “cella liscia”, dove vengono isolati detenuti a rischio suicidio. Inchiesta ancora in corso, nulla è stato fino a questo momento provato, c’è una indagine del Dipartimento amministrazione penitenziaria ma l’attenzione, nel solo 2014, torna di nuovo ad accendersi su Poggioreale per due nuovi gravi episodi. 8 novembre 2013: muore il detenuto trentaduenne Federico Perna.

Era malato di tumore, in gravi condizioni, in attesa di trapianto di fegato. È sua madre a lanciare l’allarme, non le hanno detto neanche dove è morto il figlio, è stata informata dell’accaduto con una lettera del compagno di cella di suo figlio. I sospetti che Perna abbia subito una aggressione spingono l’allora ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri a disporre una ispezione nel carcere di Poggioreale. L’autopsia, in seguito, escluderà pestaggi.

Ma è una storia amara di abbandono. La madre di Perna riceverà anche le condoglianze del giurista Stefano Rodotà durante la sua visita nel carcere. Gennaio 2014: il detenuto Vincenzo Di Sarno, trentacinquenne condannato a sedici anni per omicidio, malato di tumore, chiede a Napolitano di concedergli l’eutanasia. Sua madre preme per la grazia. Il presidente della Repubblica lo conosce, lo ha incontrato durante la sua visita a Poggioreale.

Ma il magistrato di sorveglianza rigetta la richiesta di differimento della pena presentata dai difensori di Vincenzo Di Sarno, il detenuto viene infine trasferito al Cardarelli. Due episodi a fronte di inquietanti statistiche, ad esempio delle morti per varie cause in carcere. Nel 2013 a Poggioreale ci sono stati nove decessi.

di Irene De Arcangelis

La Repubblica, 30 aprile 2014

Giustizia: fra un mese scade il termine fissato da Strasburgo, l’Italia rischia un miliardo €


Corte Europea Diritti dell'UomoUn mese. Il 29 maggio l’Italia dovrà pagare una maxi penale a causa della situazione “disumana e degradante” delle nostre carceri. Ce lo impone l’Europa, anzi la Corte di Strasburgo, che l’anno scorsoci ha condannato.

Perché le nostre prigioni – dice la Cedu – non garantiscono ai detenuti uno spazio vitale accettabile, considerato che sotto i 3metri quadri a testa si parla di “tortura”. Insomma, tra un mese toccherà iniziare a sborsare risarcimenti a destra e a manca. E sembra difficile che la situazione possa cambiare nei prossimi giorni. Proprio ieri al Palazzo d’Europa è stato presentato il rapporto riferitoal2012: i numeri sono di quelli cui andare poco fieri.

Con 145,4 detenuti ogni 100 posti le prigioni italiane sono le ultime dell’Unione Europea (dove invece la media è di 98 su 100), mentre se si allarga lo sguardo ai 47 Paesi che compongono il Consiglio d’Europa peggio di noi fa soltanto la Serbia.

Ma quanto ci costerà quest’inadeguatezza? La sentenza Torreggiani dell’8 gennaio 2013 ha stabilito un indennizzo, nel caso di specie, di circa 100mila euro a favore dei 7 detenuti che in quell’occasione hanno cercato un giudice in Europa (non trovandolo in Italia): qualcosa come 14.285 euro a testa. Questa però è solo una prima pronuncia, che potrebbe innescare una serie di ricorsi analoghi.

Cella Carcere SianoStando agli ultimi dati del Dap (il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) attualmente sono presenti in Italia 60.167 carcerati a fronte di una capienza a pieno regime di 48.309 posti “a norma”. Sorvolando su alcune precisazioni sollevate dai Radicali che hanno messo in discussione queste stime nelle quali rientrerebbero anche strutture non agibili o in via di ristrutturazione, si deduce che i detenuti in eccesso nelle nostre carceri siano 11.858. Ora, moltiplicando la quota di ciascun ricorrente così come indicata da Strasburgo per ogni detenuto in eccesso, la sentenza Torreggiani potrebbe costare all’Italia quasi 170 milioni di euro (169.391.530, per la precisione).

E questo solo se prendiamo in considerazione i numeri In eccedenza – ma nella pratica è difficile individuare chi sia fisicamente il recluso di troppo. In ogni caso, se lo Stato dovesse rimborsare l’intera popolazione carceraria, la cifra da sborsare lieviterebbe fino a sfiorare di poco il miliardo (854.485.595 euro). Certo, si tratta dinumeri indicativi.

Anzitutto perché non è detto che le scrivanie dei magistrati verranno inondate di richieste di risarcimento. Anzi, il timore di eventuali “ritorsioni” spesso frena i carcerati. Spesso, sì, ma non sempre: i ricorsi italiani presentati a Strasburgo in tema di carceri, infatti, sono sensibilmente aumentati dopo la sentenza Torreggiani. Se prima del 2013 se ne contavano “solo” 600, già alla fine dell’anno scorso erano saliti a circa 2.500.

Un incremento di cui occorre tener conto. E che cosa sta facendo il nostro Paese per evitare di metter mano al portafoglio, visto che alla coscienza è più difficile? Niente o quasi. Il decreto svuota carceri non contiene grosse misure strutturali in grado di sanare una volta per tutte la situazione. Norme come quella sul braccialetto elettronico subordinato alla disponibilità della polizia giudiziaria o la messa alla prova dei lavori socialmente utili per i reati fino ai 4 anni, non hanno una portata incisiva.

D’altro canto, amnistia e indulto restano ancora tabù per un sistema giustizia che preferisce ipotizzare la costruzione di nuove carceri (con tutte le contraddizioni del caso: anche ammesso che in un mese sia possibile, sorgono problemi di natura concreta.

Il personale di polizia addetto dove lo si prende? E con che soldi lo si paga?) piuttosto che cercare altre soluzioni. Ma Matteo Renzi si è detto positivo. Dichiarando che, dopo le elezioni, metterà mano al sistema giustizia. Peccato che, con il voto in programma il 25 maggio, il premier avrà solo tre giorni per impostare una riforma che questo Paese non vede da trent’anni.

di Claudia Osmetti

Libero, 30 aprile 2014

Carceri: peggio dell’Italia solo la Serbia… ma per il Dap “lo spazio vitale è assicurato”


Ministero Giustizia DAPMentre il Consiglio d’Europa diffonde (come sempre un anno e mezzo dopo) i dati delle carceri in Europa relative all’anno 2012 che confermano la situazione italiana come tra le peggiori del continente – seconda per sovraffollamento solo alla Serbia e per suicidi solo alla Francia, ma prima, in quella triste classifica, per numero di reclusi stranieri e, nell’Europa a 28, di detenuti in attesa di giudizio – il Dap precisa al manifesto che “non c’è alcuna guerra di cifre sui detenuti”, come scritto su queste colonne ieri.

“Contrariamente a quanto sostiene anche il sindacato di polizia penitenziaria Sappe – spiega Luigi Pagano, vice capo del Dap, il dipartimento di amministrazione penitenziaria – oggi il problema del sovraffollamento che ci è costato la condanna della Corte europea dei diritti umani è superato. Nel senso che siamo certamente sopra quel limite minimo vitale dei tre metri quadri a testa che corrisponde al trattamento inumano e degradante.

Anche se non abbiamo ancora raggiunto lo standard che le nostre leggi ci impongono di sei metri quadri a testa e il regime di “cella di pernotto”. Il problema però ora è arrivare a una riforma di tutto l’ordinamento penitenziario e dell’esecuzione penale, in modo da incidere sulla qualità della vita in carcere e sull’efficacia della pena detentiva”.

Anche il capo del Dap, Giovanni Tamburino, ieri è tornato a ripetere che rispetto alla situazione del 2012, un anno prima della condanna di Strasburgo, quando nelle carceri italiane c’erano 145 carcerati per ogni 100 posti, con 66.271 detenuti a fronte di 45.568 letti disponibili secondo il rapporto del Consiglio d’Europa, oggi “la presenza dei detenuti in carcere è quantificabile in 59.700, ai quali – precisa Tamburino – vanno tolti 800 mila che sono in semilibertà e quindi si trovano in sezioni esterne al carcere”.

E i posti disponibili? “Su circa 48 mila regolamentari – precisa Luigi Pagano – sono realmente disponibili 44 mila perché alcune strutture sono da ristrutturare”. Dunque sembrerebbe che secondo il Dap la situazione sia completamente cambiata rispetto all’ottobre scorso, quando la precedente Guardasigilli Anna Maria Cancellieri aveva riconosciuto come buona la cifra diffusa da Antigone di 37 mila posti realmente disponibili.

D’altra parte la Circolare che vieta ai direttori degli istituti di fornire dati all’associazione Antigone non è stata ancora ritirata. “In questo momento di grande difficoltà a inquadrare tutti i problemi e fare dei calcoli precisi – spiega Pagano che è il firmatario di quella circolare – gli unici che possono dare dati attendibili siamo solo noi del Dipartimento centrale. Non è per mancanza di fiducia nell’associazione, ma è per coerenza e per dare un minimo di trasparenza al sistema”.

Fortunatamente la trasparenza, sia pure in ritardo, ce la garantisce il Consiglio d’Europa che nel report 2012 diffuso ieri colloca l’Italia al secondo posto per sovraffollamento dopo la Serbia che ha quasi 160 detenuti per ogni 100 posti. Allora – e non è cambiato praticamente nulla – il 36% della popolazione carceraria era straniera e il 45% in attesa di giudizio.

Ma a fine marzo la Commissione europea di Giustizia ha inviato nel nostro Paese una delegazione di quattro osservatori capeggiata da un giurista socialista spagnolo per fare il punto della situazione a due mesi dalla scadenza imposta dalla sentenza Torreggiani. E nel rapporto, che non assolve affatto le carceri italiane, il peggiore è Poggioreale dove “le condizioni igieniche precarie fanno proliferare le malattie, i tossicodipendenti non ricevono cure adeguate e i prigionieri (anche quelli afflitti da problemi psichici) vengono scaraventati nelle celle di sicurezza. I suicidi e gli atti di autolesionismo sono all’ordine del giorno”.

Non solo nel carcere napoletano, si potrebbe aggiungere: ieri, per esempio, a Padova si è suicidato un poliziotto di 49 anni, padre di tre figli: “Cento casi dal 2000 ad oggi sono una enormità”, commenta il Sappe dandone notizia. E se nel 2011 solo in Francia si tolse la vita un numero superiore di detenuti che in Italia (100 francesi e 63 italiani), nei primi quattro mesi del 2014 sono già 13, secondo le stime di Ristretti Orizzonti. E 45 sono le morti dietro le sbarre. Molte delle quali ancora senza un perché.

Italia seconda solo a Serbia per sovraffollamento

L’Italia è seconda solo alla Serbia per sovraffollamento nelle carceri. Lo afferma un rapporto del Consiglio d’Europa relativo al 2012 e reso pubblico oggi, nel quale si legge che i Paesi dove la situazione rimane più grave sono Serbia, Italia, Cipro, Ungheria e Belgio. Presentando le Statistiche penali annuali il Consiglio d’Europa afferma che il sovraffollamento dei penitenziari è un problema che persiste nei Paesi europei, e raccomanda ai governi di fare un uso più ampio di misure alternative alla detenzione.

Nel rapporto si legge che i Paesi europei non hanno ridotto significativamente il sovraffollamento nelle carceri, nonostante l’aumento dei casi monitorati dalle agenzie per la libertà vigilata. Secondo le Statistiche penali annuali dal 2011 al 2012 il numero di detenuti nelle prigioni europee è diminuito da 99,5 a 98 ogni 100 posti disponibili. Nonostante la riduzione di quasi 90mila individui nella popolazione delle carceri (un 5% di riduzione dai 1.825.000 del 2011 e dal 1.737.000 del 2012), il sovraffollamento rimane un problema grave per 21 amministrazioni penitenziarie in Europa. Secondo le statistiche del Consiglio d’Europa gli enti giudiziari emettono spesso sentenze di custodia molto brevi, il che comporta che circa il 20% dei detenuti sconta pene di meno di un anno. Anche se si registra un significativo aumento delle persone sotto la supervisione di servizi di custodia e di libertà vigilata (fino al 13,6% dal 2011 al 2012, e del 29,6% rispetto al 2010), molti Paesi non stanno introducendo abbastanza alternative alla detenzione, e la usano raramente per sostituire la detenzione prima dei processi: solo il 7% degli imputati in attesa di processo è stato messo sotto la supervisione dei servizi di libertà vigilata.

Il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa e altri enti come il Comitato per la prevenzione delle torture hanno raccomandato agli Stati membri di affrontare il problema del sovraffollamento con forza, e di aumentare le possibilità di reintegrazione dei rei. Ricordando che la privazione della libertà dovrebbe essere una sanzione di ultima istanza, hanno chiesto ai governi di fare il più ampio uso possibile di alternative alle sanzioni di custodia.

Quasi 124 euro al giorno per detenuto nel 2011

Dai dati diffusi dal Consiglio d’Europa e che si basano sulle informazioni fornite dall’amministrazione penitenziaria italiana, il nostro Paese ha speso in media 123,75 euro al giorno per ogni detenuto nel 2011, quasi 7 euro in più rispetto all’anno precedente (116,68 euro). Dallo stesso rapporto emerge anche che tra il 2011 e il 2012 è aumentato il numero di guardie carcerarie, mentre al contempo scendeva il numero di detenuti.

Le guardie carcerarie sono passate tra il 2011 al 2012 da 35.458 unità a 36.794, mentre i detenuti sono scesi da 67.104 a 66.271. L’Italia resta quindi uno dei grandi paesi europei dove si spende di più per i detenuti e c’è un migliore rapporto tra il loro numero e quello di guardie carcerarie. In Francia nel 2011 sono stati spesi in media 96 euro per detenuto e nel 2012 c’erano 25.082 guardie carcerarie per un totale di 66.704 detenuti. In Germania nello stesso anno c’erano 26.768 guardie carcerarie per 69.268 detenuti, mentre la Spagna, con quasi lo stesso numero di detenuti, aveva 18.620 guardie carcerarie.

Italia prima in Europa per stranieri detenuti

Parlamento Europeo 1L’Italia nel 2012 è stato il paese del Consiglio d’Europa con il maggior numero di detenuti stranieri nelle sue carceri. In totale erano 23.773, e rappresentavano quasi il 36% dell’intera popolazione carceraria. Il 45% era in attesa di giudizio, e quasi il 21% era un cittadino di un altro Stato membro dell’Unione europea. Questi sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto del Consiglio d’Europa sulla popolazione carceraria nei 47 Stati membri, fotografata al settembre 2012. In base ai dati forniti dal Consiglio d’Europa, dopo l’Italia i paesi con più detenuti stranieri sono la Spagna (23.423), la Germania (19.303), la Francia (13.707) e l’Inghilterra e il Galles (10.861). In termini percentuali il paese con la più alta presenza di detenuti stranieri è però il Principato di Monaco, dove i non monegaschi rappresentano il 95% dei detenuti. Sempre in termini percentuali seguono l’Andorra, la Svizzera, il Lussemburgo e il Liechtenstein e Cipro. Per quanto riguarda invece i detenuti stranieri in attesa di giudizio l’Italia ne ha più di tutti in termini assoluti, 10.717. In Spagna sono quasi 6mila, mentre in Germania sono 5.171. La Germania è invece lo Stato in cui sono detenuti più cittadini di altri paesi dell’Unione europea, 6.580, contro i 4.970 in Italia, i 4.875 in Spagna, mentre in Francia i cittadini di altri Stati Ue sono 3.330 e in Inghilterra e Galles 3.808.

Italia seconda Europa per suicidi, peggio Francia

Nelle carceri italiane nel 2011 si sono suicidate 63 persone. Il nostro paese è secondo solo alla Francia, dove nello stesso anno si sono tolti la vita 100 detenuti. Seguono poi le carceri d’Inghilterra e Galles (57), Germania (53) e Ucraina (48), secondo i dati del Rapporto 2012 del Consiglio d’Europa. L’Ucraina è invece lo Stato dove si registra il maggior numero di morti dietro le sbarre, 1009, seguono poi la Turchia (270), la Spagna (204) e Inghilterra e Galles (192). In Italia invece il numero di detenuti deceduti in carcere è di 165, cifra che ricomprende i suicidi, anche se per le altre morti il nostro Paese, come quasi tutti gli altri, non fornisce dati sulle cause. Si sa solo che per il 2011 l’Italia dichiara che nessuna di queste persone è stata vittima di omicidio.

Dap: dati del Consiglio d’Europa precedenti a riforme

I dati sulle carceri diffusi dal Consiglio d’Europa “fanno riferimento al 2012 e non tengono conto dei molteplici interventi” adottati negli ultimi tre anni “per stabilizzare il sistema penitenziario e adeguarlo alle prescrizioni della Cedu”.

È quanto precisa il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ricordando che, negli ultimi tre anni, in Italia sono stati messi a punto “interventi di carattere gestionale e organizzativo che hanno consentito, ad oggi, di assicurare lo spazio minimo di vivibilità non inferiore ai tre metri quadrati, all’interno delle camere detentive”, nonché interventi di “natura edilizia, attraverso l’apertura di nuovi penitenziari e nuovi padiglioni che hanno aumentato la capacità ricettiva di circa 4mila posti”. Il Dap, inoltre, ricorda le riforme che “hanno inciso sulla custodia cautelare e sull’aumento di misure alternative”.

Il Dap sottolinea i “molteplici interventi che sono stati adottati nel corso degli ultimi tre anni per stabilizzare il sistema penitenziario e adeguarlo alle prescrizioni della Corte europea dei diritti dell’Uomo”, “interventi di carattere gestionale e organizzativo che hanno consentito, ad oggi, di assicurare lo spazio minimo di vivibilità (non inferiore ai tre mq) all’interno delle camere detentive; interventi di natura edilizia attraverso l’apertura di nuovi penitenziari e nuovi padiglioni che hanno aumentato la capacità ricettiva di circa 4 mila posti; interventi legislativi che hanno inciso sulla custodia cautelare e sull’aumento delle misure alternative”.

Il Dipartimento fornisce quindi una serie di dati: a fronte delle 65.701 presenze registrate al 31 dicembre 2012, alla data odierna la popolazione detenuta è di 59.728 unità; dal 2009 la custodia cautelare è calata di circa 10 punti in percentuale, dal 46% al 36%; per le misure alternative si registra un aumento di 17.00 presenze in più rispetto alla fine del 2009, che tenderà ad aumentare grazie alle recenti disposizioni normative; al 31 dicembre 2012 la capienza regolamentare era di 47.040 posti detentivi, oggi è pari a 49.131 posti, con un aumento di 2.091 posti detentivi. I posti non disponibili, ad oggi, sono 4.762.

“L’Amministrazione, nei limiti delle risorse disponibili, sta concentrando gli sforzi per recuperare in tempi rapidi il maggior numero di posti inagibili”, si legge ancora nella nota. In calo anche i “suicidi dal 2011, anno in cui si verificarono 63 casi. Nel 2012 sono stati 57 e 42 nel 2013. Alla data di oggi per il 2014 i suicidi nelle carceri sono 13”. I detenuti ristretti per reati connessi alla criminalità organizzata sono 9.752, pari al 16,33%. Di questi 333 in alta sicurezza e 715 in 41 bis.

di Eleonora Martini

Il Manifesto, 30 aprile 2014

Parma, Agente Penitenziario si spara alla testa. Il sindacato: «Stressato dal lavoro»


Penitenziaria 1PADOVA – Tragedia tra i «baschi azzurri» della Polizia Penitenziaria. Un Agente 47enne, Marco Congiu, in servizio presso il Carcere di Parma, padre di tre figli, è stato trovato privo di vita oggi pomeriggio nel garage della sua abitazione a Villafranca Padovana. L’uomo si sarebbe sparato alla testa per motivi ancora tutti da chiarire. Sul posto sono subito intervenuti i carabinieri che stanno cercando se l’uomo avesse lasciato messaggi per spiegare le ragioni del gesto.

A dare la notizia del suicidio è Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. «Si sarebbe suicidato per lo stress da lavoro, una circostanza che accade sempre più spesso tra i colleghi più fragili e generata dalla mancanza di personale e turni troppo pesanti. Noi ci stringiamo con tutto l’affetto e la solidarietà possibili al dolore indescrivibile della moglie, dei figli, dei familiari, degli amici, dei colleghi».

Carceri, detenuti a Monza e Lecce tentano suicidio. Salvati dalla Penitenziaria


Carcere MonzaMONZA. Tentato suicidio questa mattina all’interno del Carcere di Monza dove intorno alle 11 un detenuto di 38 anni ha cercato di togliersi la vita ingoiando diverse medicine.

Secondo quanto trapelato, l’uomo aveva da poco appreso la sentenza della magistratura nei suoi confronti: forse per disperazione o protesta ha finto un malore e si è fatto ricoverare all’interno dell’infermeria del carcere. Lì ha ingurgitato un certo numero di pasticche per tentare il suicidio.

Soccorso prima dal personale interno e successivamente dagli uomini del 118 è stato trasportato all’ospedale San Gerardo dove si trova ora ricoverato in psichiatria. Non è in pericolo di vita

Carcere Lecce Borgo San NicolaLECCE. Un suicidio di un detenuto è stato sventato ieri mattina dal personale carcerario all’interno del plesso di Borgo San Nicola, a Lecce. Lo stesse detenuto, che a quanto pare è stato bloccato prima che riuscisse ad impiccarsi, avrebbe in un secondo momento inscenato un altro gesto di autolesionismo, ferendosi lievemente a un avambraccio con una lametta.

La notizia è stata resa nota da Domenico Mastrulli, segretario del Cosp (Coordinamento sindacale penitenziario, una delle sigle di riferimento degli agenti), che ricorda come questo sia il quarto episodio in una sola settimana nel penitenziario del capoluogo salentino, menzionando anche la nota rissa scoppiata, sempre nei giorni scorsi, in cui sono rimasti contusi anche alcuni agenti nel tentativo di sedare gli animi. Insomma, una situazione incandescente, dovuta alle difficili condizioni di vivibilità. “Cos’altro potrà succedere se non intervengono le istituzioni centrali e regionali?”, si domanda oggi Mastrulli.

Il nuovo episodio che accende i riflettori sulle problematiche del carcere leccese è avvenuto nella tarda mattinata di ieri, 28 aprile, nei reparti detentivi. Stando al Cosp, sarebbe stata usata una corda, stretta a mo’ di cappio intorno al collo. Il detenuto, 34enne, brindisino, condannato in via definitiva per reati contro patrimonio con termine della pena previsto il 22 giugno 2018, in serata si sarebbe poi reso responsabile di un nuovo episodio, procurandosi lievi tagli.

“In Italia i detenuti sono 59mila 738, di cui 57mila 210 uomini e 2mila e 528 donne, contro una capienza regolamentare pari a 46mila e 338 posti per i primi e 2mila e 2443 per le seconde. E la Puglia vanta una popolazione detenuta di 3mila 608 persone, di cui 173 sono donne, contro una capienza regolamentare di 2mila 249 posti, di cui 182 riservati alle donne”, sottolinea il segretario del sindacato. Cifre che la dicono lunga sulle difficoltà che si possono vivere all’interno delle celle.

“Solo il carcere di Lecce mantiene inalterata una forza detentiva di mille 150 persone di cui 80 donne, un dato statistico che varia di giorno in giorno, contro una capienza regolamentare di 671 posti letto, di cui 59 riservati alle donne”.

“Secondo noi del Cosp – prosegue Mastrulli – è giunto il momento di aver il coraggio di dire basta alla vigilanza dinamica o alle celle aperte nelle carceri, fino a quando non si ristabilisca il giusto numero degli organici del corpo, ora a meno 12mila unità, in rapporto ai previsti 45mila”.

“Solo in Puglia – dichiara – per le continue dismissioni di personale di polizia tra quiescenze, riforme e passaggio ai sensi dell’articolo 75 nell’amministrazione civile dello Stato, mancherebbero 600 poliziotti di cui cento donne”. E oltre alla pluri-denunciata situazione di Lecce, destano problemi anche quelle di Foggia e Bari. “

Droga. Ok Camera alla fiducia su dl droghe, 335 sì e 186 no


 La Camera dei Deputati, con 335 voti a favore e 186 contrari, ha votato la fiducia posta dal Governo Renzi sulla conversione in legge del decreto nr. 36/2014 riguardante le droghe e le sostanze psicotrope, adottato a seguito della sentenza della Corte Costituzionale. Sono previste per domani mattina le dichiarazioni di voto e per le 12 -12.30 il voto finale. Il testo passerà successivamente all’esame del Senato della Repubblica.

Il testo dell’articolo unico che contiene le nuove norme, in parte riscritto nel corso dell’esame parlamentare da parte delle commissioni Giustizia e Affari sociali, punta ad armonizzare la disciplina delle sostanze stupefacenti e psicotrope alla luce della sentenza della Consulta che cancellando la Fini-Giovanardi ha ripristinato per il reato di traffico illecito la distinzione prevista dalla Iervolino-Vassalli tra ‘droghe leggere’ (da 2 a 6 anni) e ‘droghe pesanti’ (da 8 a 20 anni).

Oltre a rimodellare le tabelle, il decreto reintroduce istituti e norme (come i lavori di pubblica utilità o l’uso personale) travolti dalla incostituzionalità della Fini-Giovanardi. Ecco, in sintesi, le principali novità.

Piccolo spaccio. Sanzioni più basse per lo spaccio di lieve entità. La cessione illecita di piccole dosi di stupefacenti sarà ora colpita con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e una multa da mille a 15mila euro. In pratica, la riduzione della pena evita la custodia cautelare in carcere; l’arresto facoltativo sarà possibile solo in caso di flagranza. Il reato non distingue tra droghe leggere e pesanti, spetterà al giudice graduare l’entità della pena in base alla qualità e quantità della sostanza spacciata e alle altre circostanze del caso concreto. Il piccolo spacciatore potrà usufruire del nuovo istituto della messa alla prova.

Nuove tabelle. Sono cinque, la I e III raggruppano le droghe pesanti, la II e la IV quelle leggere. L’ultima riguarda i medicinali. Le tabelle, che ricomprendono anche le circa 500 sostanze classificate a decorrere dal 2006, sono rimodellate in modo da renderle coerenti con il regime sanzionatorio antecedente alla legge Fini-Giovanardi. Eventuali modifiche e aggiornamenti spettano al ministro della Salute, sentiti il Consiglio e l’Istituto superiore di sanità.

Marijuana 3Spinelli. Nella tabella delle droghe leggere confluiscono tutte le cannabis, senza distinzione tra indica, sativa, ruderalis o ibride. Ma tutte le droghe sintetiche riconducibili per struttura chimica o effetti tossicologici al tetraidrocannabinolo (Thc), il principale principio attivo della cannabis, rientrano invece nella tabella I sulle droghe pesanti.

Uso personale. L’acquisto o la detenzione di sostanze per uso personale non ha rilevanza penale. Restano ferme le sanzioni amministrative (quali la sospensione della patente, del porto d’armi, del passaporto o del permesso di soggiorno) che avranno però durata variabile a seconda che si tratti di droghe pesanti (da 2 mesi a un anno) o leggere (da uno a 3 mesi).

Modica quantità. Nell’accertare l’uso personale, oltre ad altre circostanze sospette, occorre in particolare considerare l’eventuale superamento dei ‘livelli soglia’ fissati dal ministero della Salute nonché le modalità di presentazione delle sostanze stupefacenti con riguardo al peso lordo complessivo o al confezionamento frazionato.

Lavori pubblica utilità. Nel caso di piccolo spaccio o altri reati minori commessi da un tossicodipendente il giudice può applicare, anziché detenzione e multa, la pena del lavoro di pubblica utilità. Tale sanzione alternativa deve essere chiesta dall’imputato e ha una durata equivalente alla condanna detentiva. E’ revocabile se si violano gli obblighi connessi al lavoro e non può sostituire la pena per più di due volte.

Giustizia, bocciato il ddl sulla responsabilità civile dei Magistrati


MagistratiChi sbaglia non paga. E’ stato bocciato il disegno di legge sulla responsabilità civile dei magistrati, voluto fortemente dal centrodestra. I senatori del Pd, i parlamentari grillini e gli ex 5 Stelle hanno approvato, in commissione Giustizia del Senato, l’emendamento del M5S che cancella l’art.1, cioè il cuore del testo. Forza Italia parla di “toghe rosse” in azione. Protesta anche Ncd.

Fronte M5s-Pd – A dare notizia del no alla “responsabilità diretta dei magistrati” è stato Enrico Cappelletti, capogruppo del M5S in Commissione giustizia del Senato, in una nota in cui rivendica il “grande risultato” per il gruppo. “A favore dell’emendamento soppressivo – si legge – hanno votato M5S, Pd e Sel. Contro Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica e Lega Nord. Abolendo l’articolo 1”, ha spiegato Cappelletti, “sono state soppresse le norme che minavano l’indipendenza della magistratura nel nostro paese. In tutti gli ordinamenti dei paesi occidentali in caso di errore giudiziario non esiste infatti la previsione di responsabilità civile diretta dei magistrati: è infatti lo Stato che paga e poi si può rivalere a sua volta sul magistrato. Il disegno di legge rappresentava l’ennesimo tentativo berlusconiano di limitare l’indipendenza e l’autonomia della magistratura nel nostro paese”.

Forza Italia dichiara guerra – Lo stop in Commissione ha fatto infuriare Forza Italia che ha subito protestato per la decisione di Pd e M5s: “Con un colpo di mano in Commissione Giustizia”, ha dichiarato il senatore forzista Lucio Malan, “i senatori Pd e M5s hanno affossato il ddl Buemi-Nencini-Longo. Per i seguaci di Renzi e Grillo, dunque, i magistrati devono continuare ad essere gli unici cittadini che non subiscono alcuna conseguenza per i danni provocati dai loro errori, anche se clamorosi”. Protesta anche Altero Matteoli: “Renzi ha mostrato tutti i suoi limiti, incapace di opporsi agli storici diktat che il Pd, ex Pci-Pds-Ds, subisce da certi influenti settori della magistratura”. “In Commissione Giustizia c’è ormai una nuova maggioranza trasversale”, ha aggiunto un altro senatore di Forza Italia, Franco Cardiello, “si tratta di un fatto politico che non potrà non avere conseguenze. Da oggi cambieremo atteggiamento”. La mossa del Pd la dice tutta sulla coerenza di Renzi che solo qualche mese fa aveva espresso la “necessità di una riforma radicale della giustizia”. Di certo l’inizio è pessimo.

http://www.liberoquotidiano.it, 29 aprile 2014