Scambiò un infarto per una gastrite. Chiesta la condanna per il Medico del Carcere di Padova che cagionò la morte di un detenuto


Casa Circondariale di Padova

Scambiò un infarto per una gastrite. E’ proprio quello che accadde lo scorso 17 aprile 2011 intorno alle ore 17,00 presso la Casa di Reclusione “Due Palazzi” di Padova e che, purtroppo, determinò la morte di Federico Rigolon, 37 anni, di Montecchio Maggiore (Vicenza) ristretto in quell’Istituto dal 13 agosto 2005 per scontare una pena che avrebbe avuto termine l’8 marzo del 2027 per truffe e stupefacenti.

Venni a conoscenza di questa terribile vicenda il 25 luglio 2012 quando in Commissione Giustizia alla Camera dei Deputati il Sottosegretario di Stato Antonino Gullo rispose ad una Interrogazione (la nr. 5-06722 – ex 4/14431) proposta dall’Onorevole Rita Bernardini unitamente agli altri Deputati Radicali e la diffusi sul mio profilo Facebook il successivo 27 luglio 2012 con tutte le ulteriori informazioni in merito che riuscii ad ottenere.

“Con riferimento alla richiesta di chiarimenti in merito alle cause del decesso di Federico Rigolon presso la Casa di Reclusione di Padova, si comunica che il predetto era ristretto presso l’Istituto padovano a far data dal 13 Agosto del 2005, con un fine pena fissato all’8 Marzo del 2027. Dalla documentazione acquisita dal competente Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, risulta che alle ore 17.00 circa del 17 aprile del 2011, i due compagni di camera del Rigolon hanno segnalato all’agente di Polizia Penitenziaria addetto al servizio vigilanza che il Rigolon era disteso sul letto e non dava segni di vita. Il sanitario di turno è stato immediatamente allertato ma, dopo aver tentato inutilmente di rianimarlo, ne ha dovuto constatare l’avvenuto decesso. Dalla certificazione sanitaria, risulta altresì, che il Rigolon, proprio il giorno prima del suo decesso, era stato sottoposto a visita medica, poiché accusava dolori epigastrici. Il medico di guardia dottoressa D’Agnese Orizia, pur se sollecitata dal paziente, non aveva ritenuto necessario il suo trasferimento in ospedale e si era, quindi, limitata a prescrivere una normale terapia. Anche la mattina dell’evento letale, il detenuto era stato accompagnato presso l’infermeria del penitenziario perché continuava ad accusare dolori epigastrici e, quivi, era stato nuovamente visitato dalla dottoressa D’Agnese Orizia, che gli aveva somministrato una terapia, autorizzandone il rientro in reparto. Peraltro, nel corso della visita, il Rigolon si era lamentato della condotta del medico, affermando che avrebbe sporto denuncia per le cure non adeguate. Ciò posto, si rappresenta che dagli esiti della visita ispettiva, demandata al Provveditorato Regionale per il Triveneto, non sono emersi profili di responsabilità in capo al personale di polizia penitenziaria in servizio presso l’Istituto di Padova, dove il Rigolon è deceduto a causa di « infarto miocardico », così come accertato in sede di autopsia. La Commissione ispettiva ha, infatti, appurato che il personale penitenziario «si è prodigato con il consueto spirito di collaborazione e di attenzione,quotidianamente profuso nei confronti dell’utenza custodita ». Si segnala, altresì, che sulla vicenda in questione sono state svolte indagini da parte della Procura della Repubblica di Padova. All’esito degli accertamenti eseguiti dalla locale Squadra Mobile ed in esito alle conclusioni di una specifica consulenza tecnica medico legale, la magistratura inquirente ha richiesto, in data 14 dicembre 2011, il rinvio a giudizio del medico di guardia dottoressa D’Agnese Orizia. Al predetto sanitario è stato contestato il reato di omicidio colposo di cui all’articolo 589 codice penale, per avere, nella sua qualità di Medico di Guardia presso la Casa di Reclusione, cagionato la morte di Rigolon Federico, con condotte negligenti imperite ed imprudenti, consistite, in particolare nell’avere omesso « di diagnosticare tempestivamente un quadro di infarto del miocardio già apprezzabile al momento della visita ».Il procedimento penale, così come comunicato dall’interpellata Autorità giudiziaria, è attualmente in corso.”

Questa la brevissima risposta che fornì l’esponente del Governo Monti che non soddisfò per niente la Deputata Bernardini che replicò come il detenuto Rigolon non era stato prontamente e adeguatamente assistito tant’è vero che la magistratura inquirente aveva chiesto il rinvio a giudizio del medico di guardia. Inoltre la Parlamentare Radicale precisava che le risultava che il Rigolon non era il primo caso nel quale un detenuto era passato a miglior vita dopo aver chiesto assistenza e non essere stato creduto dal personale sanitario.

In effetti la risposta fornita dal Sottosegretario Gullo non era solo “insoddisfacente” ma anche incompleta poiché non riferiva nulla in merito alle attività intraprese dal Governo nei confronti del Medico di guardia che, tra l’altro, il 04 aprile 2012 era stato già rinviato a giudizio innanzi al Giudice Monocratico del Tribunale Ordinario di Padova per omicidio colposo da parte del Giudice per l’Udienza Preliminare Dott.ssa Paola Cameran su richiesta del Pubblico Ministero Dott.ssa Orietta Canova.

Federico RigolonFederico (16 aprile 2011) lamentava un fortissimo dolore nella parte superiore dell’addome. Un dolore acuto, un dolore che non passava nonostante la terapia farmacologica che gli prescrisse il Medico del Carcere Dott.ssa Orizia D’Agnese, 41 anni, originaria di Avellino. Ed aveva ragione perché quella terapia (farmaci gastroprotettori) non era quella giusta poiché non si trattava di una banale gastrite ma di un infarto. Il giorno dopo, per l’ennesima volta, di buon mattino (alle 7,45), il detenuto si recò in Infermeria e la Dottoressa D’Agnese non cambiò la diagnosi rifiutandosi di disporre il suo trasferimento in Ospedale nonostante la sua forte insistenza. Secondo il Medico si trattava di una gastrite acuta e bastava solo qualche compressa di ranitidina e buscopan per risolvere il problema. Nella tarda mattinata (alle 11,40) Federico, per la terza volta, si ripresenta dal Medico, gridando di non farcela più. Non riusciva a sopportare quel dolore terribile. La D’Agnese non volle sapere nulla e si risentì del comportamento arrogante, aggressivo e privo di rispetto avuto dal detenuto nei suoi confronti tant’è che segnalò questa circostanza anche nel suo Diario Clinico. Gli prescrisse il contramal, un antidolorifico, suggerendo al Rigolon di non fumare più prenotando, altresì, un esame endoscopico in Ospedale. Federico rispose al Medico che per il suo comportamento l’avrebbe denunciata essendosi più volte rifiutata di tutelare la sua salute. Dopo circa 5 ore, nel pomeriggio, gli Agenti della Polizia Penitenziaria vennero avvertiti dai compagni di cella di Federico Rigolon che segnalarono che questi era disteso sul suo letto e non dava più alcun segno di vita. Troppo tardi : Federico era già morto, stroncato da un infarto miocardico acuto, durato circa 24 ore. Altro che gastrite acuta !

Il Sostituto Procuratore della Repubblica di Padova Dott.ssa Orietta Canova, dispose immediatamente l’apertura di una indagine per far luce sul misterioso decesso ed all’esito delle indagini preliminari chiese il rinvio a giudizio del Medico Penitenziario ritenuto responsabile di aver cagionato la morte del detenuto. Difatti, secondo la Consulenza Tecnica del Prof. Gaetano Thiene, Ordinario di Patologia Cardiovascolare dell’Università degli Studi di Padova e Responsabile dell’analogo Reparto dell’Azienda Ospedaliera di Padova e dal Dott. Claudio Terranova, Medico in servizio presso il Reparto di Tossicologia Forense dell’Azienda Ospedaliera di Padova, per salvare la vita di Federico Rigolon bastava un elettrocardiogramma per individuare con certezza l’infarto in atto. Sarebbe stata necessaria una coronarografia con angioplastica coronarica e l’applicazione di uno stent. Ma il paziente avrebbe essere dovuto immediatamente trasferito in Ospedale come del resto aveva espressamente, più volte, richiesto. Ed invece, a porre fine per sempre a quella straziante agonia, durata circa 24 ore, ci ha pensato la morte.

Nei giorni scorsi, dopo la chiusura del dibattimento, il Pubblico Ministero Dott.ssa Orietta Canova ha chiesto per la Dott.ssa Orizia D’Agnese la condanna a 2 anni di reclusione assicurando che “per la Procura di tratta di una colpa medica grave.” Ora, la sentenza sarà emessa il prossimo 22 maggio, dopo le arringhe di parte civile e difesa. La famiglia di Rigolon, comunque, è stata già risarcita prima dell’inizio del processo.

Quanti altri detenuti debbono ancora morire per colpa dei Medici Penitenziari ?

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