Giustizia: per Bernardo Provenzano nessuna misericordia, in regime di 41 bis fino alla morte. Protesta dei Radicali.


Cella 41 bis OPVenti ergastoli, 33 anni e 6 mesi di isolamento diurno, 49 anni e un mese di reclusione e 13 mila euro di multa: lo Stato ha presentato il conto al boss Bernardo Provenzano. Nei giorni scorsi la Procura di Palermo ha completato il cosiddetto “cumulo”, il calcolo delle pene che il padrino di Corleone deve scontare.

Negli stessi giorni le Procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta hanno espresso parere negativo alla proroga del carcere duro per Provenzano. Per i pm, infatti, il capomafia, gravemente malato e incapace di partecipare ai processi, non sarebbe in grado di comunicare con l’esterno. E siccome il carcere duro è finalizzato proprio ad evitare i contatti dei boss con l’esterno una proroga del 41 bis per il capomafia corleonese sarebbe inutile.

Magistrati, forze di polizia e Viminale, ogni due anni devono pronunciarsi sui rinnovi dei 41 bis per i mafiosi. I pareri vengono poi vagliati dal Guardasigilli che decide se prorogare o meno il regime detentivo speciale.

Nel caso di Provenzano, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha prorogato il carcere duro. “Risulta conclamata oggettivamente la pericolosità” di Provenzano quale “capo ancora indiscusso” di Cosa Nostra. È quanto si legge nella lettera che il ministro Orlando, ha inviato al capo del Dap Giovanni Tamburino in merito alla proroga del 41bis per il boss.

“Ho firmato il decreto predisposto dal suo Dipartimento al fine della proroga del regime detentivo speciale relativo al detenuto sopra individuato”, si spiega nella lettera.

Nel documento il ministro sottolinea che “tale condizione, come sottolineato dalla Direzione nazionale antimafia, rende evidente la necessità di conservazione delle misure atte al contenimento della carica di pericolosità sociale del detenuto correlata al rischio di diramazione di direttive criminose all’esterno del circuito penitenziario”. Permane quindi il rischio di un passaggio di informazioni e questo impedisce di alleggerire il regime carcerario.

“Ciò anche in ragione – si spiega in un altro passaggio del documento – del motivato parere della Direzione nazionale antimafia circa la non evidenza di uno stato di totale scadimento delle attuali capacità di attenzione, comprensione ed orientamento spazio-temporale della persona”.

“Il detenuto per cui ho chiesto la revoca del 41 bis è quello per cui le Procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta hanno espresso il parere. Quello al quale hanno confermato il carcere duro, evidentemente, è un altro”, ha commentato l’avvocato Rosalba Di Gregorio, legale del capomafia.

Per la Direzione Nazionale Antimafia che ha dato parere favorevole alla proroga del 41 bis per Bernardo Provenzano, le perizie sulle condizioni del boss, afflitto dal morbo di Parkinson e da diverse patologie neurologiche, non possono escludere che nel caso di un affievolimento del regime di carcere duro, il padrino sia ancora in grado di comunicare con altri soggetti e impartire ordini criminali.

Dalla perizia su cui si basano le Dda di Caltanissetta, Firenze e Palermo che, al contrario della Dna hanno detto no alla proroga, “non emerge – per la Dna – il totale scadimento delle capacità di attenzione, comprensione e orientamento spazio-temporale del Provenzano, bensì solo un degrado di queste facoltà, peraltro non quantificato e comunque non in grado di escludere la possibilità che il capo riconosciuto di Cosa nostra possa comunque comunicare, anche ordini di rilevanza criminale, con soggetti a sé vicini, se posto in un regime detentivo ordinario”.

“In nessun modo – aggiunge la Procura Nazionale – il regime di carcere duro è ostativo a un corretto trattamento sanitario del detenuto, così come riferito dalla stessa amministrazione penitenziaria”. “Peraltro – conclude – in due diverse recenti occasioni il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha dichiarato inammissibile l’istanza di differimento della esecuzione della pena che il Provenzano aveva avanzato; argomentando, in ultima analisi, anche sulla costante e minuziosa assistenza sanitaria che viene prestata al detenuto e evidenziando che non vi sono cure, accertamenti o assistenza di cui lo stesso potrebbe beneficiare all’esterno che già non gli vengano garantite in ambiente carcerario”.

Francesco Paolo e Angelo Provenzano, figli del capomafia di Corleone, dopo la decisione del ministro della Giustizia, hanno chiesto: “Su quali ragioni si fonda un trattamento differenziato solo per nostro padre? Anzi, in verità solo per noi che siamo gli unici a subire, incolpevoli, questo regime speciale. È come se dicessero che siamo noi sospettati di portare messaggi fuori o da fuori”. “Perizie mediche e relazioni del reparto ospedaliero di Parma riconoscono l’incapacità di nostro padre – hanno spiegato – Alla luce di tali atti le Procure hanno espresso parere negativo alla proroga del 41 bis. Il ministro, invece l’ha prorogato. Ci chiediamo: esiste altra perizia medica che smentisce e dichiara false le precedenti? Pensiamo di no”.

“Chiediamo, a questo punto, – hanno infine aggiunto – che sia resa pubblica l’immagine attuale di questo detenuto speciale con gli occhi al soffitto, chiuso in una stanza blindata con tre guardie del Gom e un sondino al naso per nutrirsi. Esistono le registrazioni audio-video degli pseudo colloqui mensili con noi. Solo davanti a tale fotografia si può capire quale pericoloso soggetto si tiene al 41 bis”.

Contrari alla proroga del “carcere duro” nei confronti di Provenzano, i Radicali Italiani. L’Onorevole Maurizio Turco, ex Parlamentare, ha dichiarato “Prorogare il 41bis a Bernardo Provenzano più che disumano è atto di debolezza se è vero come è vero che Provenzano non è in grado di comunicare con l’esterno, ovvero di intendere e volere come accertato dalle Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze. Il Ministro ha invece ascoltato la Dna così svelando che la funzione del 41bis non è quella di non far comunicare i detenuti con l’esterno, tant’è che si fa parlare Riina urbi et orbi, ma di mostrare la faccia feroce della repressione non potendo esibire una politica di prevenzione efficace.” 

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