Carceri, lavorarono sottopagati: due detenuti vincono causa contro il Ministero della Giustizia dinanzi alla Corte di Appello di Roma.


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La Corte d’Appello di Roma ha pronunciato una sentenza storica che segna una vera e propria svolta in merito ai criteri da seguire sulla quantificazione della retribuzione che spetta a chi lavora mentre sconta una pena dietro lo sbarre.

A rivolgersi al tribunale erano stati due ex detenuti, in particolare uno che aveva fatto il giardiniere a Rebibbia dal 1° novembre del 2002 al 31 luglio del 2006 e un altro che era stato addetto alla lavanderia nel carcere di Civitavecchia dal gennaio 2007 al maggio 2010.

Per alcuni anni, durante la loro carcerazione, i due avevano prestato attività lavorativa nel carcere in cui dovevano scontare la pena ed entrambi erano stati remunerati con compensi fermi ai minimi sindacali vigenti nel lontano 1993.

Per questo motivo hanno deciso di far causa al Ministero della Giustizia e, qualche giorno fa, la Corte d’Appello di Roma, sezione controversie del lavoro, ha dato loro ragione e ha condannato il ministero a “pagare” oltre 15mila euro, rispettivamente 9.633 euro al primo detenuto e 5.713 euro al secondo “a titolo di differenze per la retribuzione ordinaria, mensilità aggiuntive, ferie, rol e indennità di fine rapporto oltre che le spese processuali, interessi legali e rivalutazione monetaria”.

“Una sentenza, quella della Corte d’Appello di Roma che – ha detto l’avvocato Marco Tavernese – sanziona la condotta del ministero che da circa 20 anni omette di aggiornare l’importo delle mercedi corrisposte ai detenuti lavoratori. Questo è in palese violazione dell’art.22 della legge 354/1975 che espressamente impone al ministero della Giustizia di indicizzare (nella misura non inferiore ai 2/3) gli importi da corrispondere ai detenuti lavoratori a quanto stabilito dai minimi sindacali previsti dal contratto collettivo”.

La sentenza della Corte d’Appello ha dunque “definito un contenzioso promosso dall’associazione sindacale Cobas in favore di detenuti presenti all’interno di tutte le strutture carcerarie italiane – ha continuato il legale – ribaltando l’orientamento espresso in primo grado dal Tribunale di Roma, che, con circa 40 sentenze, ha rigettato altrettanti ricorsi condannando in molti casi i detenuti a corrispondere il pagamento delle spese legali”.

Per Angiolo Marroni, garante regionale dei detenuti, “questa sentenza è una grande vittoria che fa giustizia di una situazione che anche io ho denunciato più volte e cioè quella in cui i detenuti sono sottopagati per i lavori che prestano all’interno delle carceri. E’ una sentenza che va applaudita perché è un’operazione verità e di rispetto della legalità. Il problema che si può porre, però, è che se tutti i detenuti lavoratori facessero ricorso il ministero sarebbe costretto a sborsare una grossa cifra e non vorrei che venisse usato per non dare ai detenuti la possibilità di lavorare all’interno delle carceri, togliendo loro anche questa dignità. Bisogna stare attenti affinché non finisca proprio così”.

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